Del Conte: «1,5-2 miliardi per un Piano che costruisca servizi per il lavoro efficienti»

Il presidente di Afol Metropolitana: «Ora è il momento di investire con risorse Recovery Fund»

Milano, 26 nov. (Labitalia) - «C’è bisogno di un Piano complessivo per le politiche attive per il lavoro, un piano che metta in moto una macchina dei servizi per il lavoro efficiente e che possa dare risultati, sulla scorta di quello che è stato fatto in Francia, Germania e Olanda. E le stime abbastanza realistiche che ho fatto, sulla base di quella che è oggi la spesa e di quella che dovrebbe essere per migliorare la situazione, parlano di 1,5-2 mld dedicati alle politiche attive del lavoro». Lo dice ad Adnkronos/Labitalia Maurizio Del Conte, giuslavorista e presidente di Afol Metropolitana, già presidente di Anpal. Del Conte sottolinea che «ora è il momento giusto di farlo, usando le risorse del Recovery Fund». La stima di Del Conte tiene in considerazione «gli investimenti in infrastrutture fisiche, nella formazione degli operatori (c’è bisogno di nuove competenze), nella costruzione di un modello il più possibile uniforme sul territorio, sul modello degli sportelli di Poste italiane, con uguali livelli di standard e di servizi e in un’infrastruttura informatica che crei un collegamento costante tra i vari dati del lavoratore».

Ma la cosa veramente importante, avverte, «è definire un piano di investimenti che tengano conto della filiera e della governance sul territorio, ossia dei centri per l’impiego». «Si deve riprendere -dice Del Conte- lo spirito della legge 150/15 che era quello di creare una rete di servizi per il lavoro e costruire una governance dove stiano insieme i soggetti che sul territorio possono erogare e usare le misure, integrando anche gli sportelli delle Agenzie per il lavoro. Anpal -conclude- potrebbe avere un ruolo molto importante di regia, di disegno del progetto e di verifica della sua attuazione. Governance all’Anpal, progettazione alle Regioni: questi dovrebbero essere i ruoli».

Commentando poi la questione che interessa i 2.700 navigator il cui contratto di lavoro a tempo determinato scadrà nei prossimi mesi, Del Conte osserva: «Sappiamo come è nato il Reddito di cittadinanza, e dobbiamo ricordare che i 2.700 navigator furono presi perché, come diceva la legge, servivano all’avvio delle politiche attive legate ai percettori e, quindi, il contratto sarebbe durato due anni, in quanto si immaginava che dovessero essere di aiuto nella fase iniziale della misura. Ma sappiamo bene come sono andate le cose, sappiamo che c’era un vizio di fondo perché i percettori di Reddito di cittadinanza, in larga parte, non erano e non sono immediatamente occupabili, e non hanno bisogno di agenti di collocamento, quali sono i navigator, ma di formazione. Per arrivare dopo un percorso riqualificante ad un colloquio di lavoro, in condizione di essere assunti».

"I navigator -continua Del Conte- non hanno le competenze per poter svolgere questa azione formativa: sono stati selezionati non sulla base di curriculum ed esperienze, ma per laurea (peraltro nelle discipline più varie) e un test a risposta multipla. Nessuno li aveva mai neanche visti in faccia, non si fa così una selezione e certo nessuna seria azienda privata l’avrebbe fatta in questo modo". Per Del Conte, «il problema del lavoro dei navigator potrebbe forse essere risolto facendoli partecipare ai concorsi che le Regioni stanno bandendo per potenziare i centri per l’impiego, ma questo -conclude- non risolve certo il problema di efficaci politiche attive del lavoro, delle quali ora è il momento di occuparsi seriamente». (di Mariangela Pani)

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