Covid Italia, Assindatcolf: «Nessuna paura, assistenti familiari al lavoro nelle famiglie»

Il presidente dell’Associazione dei datori di lavoro domestico, centrali dpi e distanziamento sociale

Roma, 26 nov. (Labitalia) - «Dobbiamo fare una premessa. Rispetto a marzo, aprile e maggio, c’è più consapevolezza su come affrontare il virus. E anche nelle zone cosiddette ’rosse’ non c’è una chiusura totale delle aziende come avvenuto nella primavera scorsa. E questo sta influendo anche sugli assistenti familiari: colf, badanti e babysitter stanno lavorando tranquillamente nelle famiglie, utilizzando naturalmente tutte le misure del distanziamento sociale e dei dpi, specie nelle case in cui ci sono anziani, malati e bambini, e cioè soggetti più rischio per il virus. Nei lavoratori e nelle famiglie non c’è più paura come nella primavera scorsa». Così Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, l’Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, intervistato da Adnkronos/Labitalia, su come la seconda ondata da Covid-19 sta influendo sul lavoro degli assistenti familiari nel nostro Paese.

Naturalmente, sottolinea Zini, «gli assistenti familiari continuano a lavorare nelle famiglie, se non ci sono problemi economici delle stesse, dovuti sempre all’emergenza: in quel caso, le famiglie decidono di non avvalersi più del loro contributo». «Si tratta sia di piccoli imprenditori, ma anche di dipendenti di imprese che si trovano in cassa integrazione e che proprio per questo non possono permettersi un’assistente familiare e in più, essendo in cig, hanno anche più tempo a disposizione da dedicare alle attività che vengono solitamente svolte dagli assistenti familiari», spiega ancora Zini.

E per venire incontro, prosegue, «a questi assistenti familiari che operano in famiglie che non possono più permettersi economicamente i loro servizi, abbiamo chiesto l’erogazione della cassa in deroga». «Si tratta comunque di un numero residuale e non della situazione della primavera scorsa quando tantissimi assistenti familiari si ritrovarono senza lavoro e dovettero chiedere il contributo dallo Stato», sottolinea Zini. E dal presidente dell’associazione di categoria arriva un altro appello alle istituzioni. «Stiamo sollecitando i decisori politici a tutti i livelli, Parlamento, governo e Regioni affinché anche agli assistenti familiari, cioè colf, badanti e anche babysitter, di persone non autosufficienti sia dedicato nei prossimi mesi un piano vaccini anti Covid-19. Perchè se è vero che è previsto il vaccino per il personale sanitario e anche per gli operatori delle Rsa, allora è necessario garantirlo anche agli assistenti familiari che operano con le persone non autosufficienti», conclude Zini.

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