Tumore al seno: è vero che la chemioterapia uccide? Le ragioni del sì e del no

“Tumore al seno: la chemioterapia è un’idea folle”, è bufera su Facebook. Ma è vero che è la chemio a uccidere i malati di cancro? C’è chi dice si e chi dice no: facciamo chiarezza.

Cancro al seno: chemio sì o no? C’è chi dice che è letale, chi sostiene sia l’unica cura efficace. Qual è la verità?

La questione è stata oggetto di dibattito nel tempo, ma è tornata al centro del dibattito in seguito alle dichiarazioni shock di una famosa attrice sui social network secondo cui è la chemio a far morire i malati di cancro. Proviamo a fare chiarezza sulla tematica, assai delicata, e a spiegare le ragioni di chi è sì a favore della chemio per curare i tumori e di chi invece dice no alle cure ufficiali.

La notizia della morte di Karina Huff, attrice di “Sapore di Mare” e “Vacanze di Natale”, per un tumore al seno ha rattristito i fan dei film cult anni ‘80, ma ha dato vita ad aspre polemiche sul web.

La Huff (nella foto sotto), famosa per aver interpretato la biondina Susan nel film dei fratelli Vanzina, era malata da tempo, e del suo tumore parlò durante un’apparizione a Domenica Live di Barbara D’Urso nel 2013. Poi, la tragica notizia della morte, data ieri su Facebook.

“Karina è stata vittima della chemio”. Questa la dichiarazione forte che ha sconvolto il popolo dei social fatta dalla presentatrice e attrice Eleonora Brigliadori, conosciuta al grande pubblico per aver condotto negli anni 80 il programma TV “Fantastico 5” e più recentemente per aver partecipato a “Notti sul ghiaccio” e “L’Isola dei Famosi”.

Qui riportiamo il suo post su Facebook:

Karina Huff vittima della chemio? Le dichiarazioni di Eleonora Brigliadori

La Brigliadori non è nuova a queste esternazioni. In numerose occasioni ha parlato in televisione della sua esperienza personale con il cancro, raccontando di come è guarita senza aver intrapreso alcuna cura tradizionale contro il tumore, come appunto chemioterapia e radioterapia.

Così ha raccontato la Brigliadori:

“I medici mi dissero che avevo solo sei mesi di vita. Avevo già perso mia nonna e mia madre con lo stesso male, e per di più le avevo viste spegnersi tra le atroci sofferenze provocate dalla chemioterapia. Mi ero resa conto che il percorso ospedaliero non agevolava, anzi rendeva ancora più difficile anche il trapasso. Ho deciso di non intraprendere alcuna cura e di non effettuare esami invasivi. Sarei dovuta morire, quindi perché farmi bucare, tagliare, aprire? Non ho fatto la chemioterapia perché sono convinta che vada a creare ulteriori problemi fisici, oltre ad innescare meccanismi di paura. Avevo un carcinoma al fegato che dopo tre anni è sparito, è stato metabolizzato dal virus dell’epatite”.

La Brigliadori è guarita dal tumore senza intraprendere i cicli di chemio, ma sulle sue scelte mediche bisogna fare alcune serie precisazioni.

Tumore: la chemioterapia uccide? Le ragioni del sì

Per sconfiggere la malattia l’attrice si è avvicinata alla Nuova Medicina Germanica (Nmg), un sistema che attiva l’autoguarigione da parte dell’individuo, il cui ispiratore è il dottor Ryke Geer Hamer, medico non più abilitato alla professione e processato in diversi paesi per la sua “cattiva” condotta professionale.

Il suo approccio al cancro consiste infatti nel rifiuto del metodo scientifico e si avvicina a quella che viene chiamata “pseudoscienza”.

Oltre a negare l’esistenza di tumori al cervello e di metastasi, Hamer sostiene anche che la medicina ufficiale è in grado di curare solo il 2% dei malati di cancro. La chemioterapia, poi, sarebbe la causa del 95% di tutti i decessi e anche la prevenzione viene osteggiata dalla Nmg, in quanto a scatenare il tumore sarebbero fattori mentali, e quindi in questo caso il timore di essere malati.

Le teorie di Hamer non sono mai state dimostrate, né tanto meno pubblicate su riviste mediche, proprio perché ritenute assurde nei loro principi. Eppure la Nmg non è l’unica a sostenere che il protocollo anti-cancro basato su chemioterapia e radioterapia sia altamente tossico e uccide più del tumore stesso.

Prendiamo il metodo Di Bella, diventato un vero e proprio caso mediatico, o ancora la ricerca condotta dal professor Hardin Jones dell’Università della California, in cui non solo si denuncia l’uso di statistiche falsate sulla guarigione dal cancro, ma si prova che i malati che non ricorrono alla chemio sopravvivono più a lungo. Ad esempio il dottor Jones dimostra che le donne con cancro al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali sopravvivono in media 12 anni di più di quelle che accettano chemio e radio.

Tumore: la chemioterapia uccide? Le ragioni del no

Chi difende il protocollo anti-cancro spiega che la chemioterapia può salvare la vita dei malati di cancro perché utilizza farmaci, detti antitumorali, capaci di distruggere le cellule che proliferano attivamente e in modo disordinato.

Certo, questi farmaci agiscono anche sulle cellule sane, che come quelle malate hanno la capacità di moltiplicarsi, portando tutta una serie di danni collaterali. È bene specificare, però, che i tessuti normali hanno la capacità di rimediare agli effetti negativi una volta che la terapia è terminata, per cui la probabilità di danni a lungo termine è molto ridotta. Ad oggi esistono più di 100 farmaci antitumorali e la scelta dipende dal tipo di tumore e da quanto è esteso.

Nei singoli casi è impossibile conoscere con certezza i risultati della cura, ma la percentuale di casi positivi alla chemio, poi guariti del tutto, va dal 60 al 90%. Ci sono dei tumori che rispondono meglio alle terapie, altri per cui è indispensabile ricorrere a un cocktail più incisivo di farmaci. Tuttavia i dati si riferiscono a studi condotti in tutto il mondo e non sono frutto di esperienza personale di medici.

Quando la chemio non dà i risultati sperati, quindi, e il cancro porta alla morte, non si può puntare il dito contro la medicina ufficiale, ma prendere anche in considerazione l’individualità di ciascun paziente: ogni malato e ogni tumore hanno la loro storia.

Chemioterapia: i danni collaterali

Chi sostiene che la chemioterapia uccida o che in ogni caso non rappresenti la cura più efficace contro i tumori mette in evidenza l’aggressività e la velenosità della terapia e i suoi innumerevoli effetti collaterali. Infatti la chemio non colpisce solo le cellule malate, ma anche quelle sane, il che va a compromettere l’intero funzionamento dell’organismo.

Pur contrastando in parte la riproduzione delle cellule cancerose, tra le tante cose devasta il sistema immunitario, compromette il sistema nervoso, rende stanchi e debilitati e provoca nausea, vomito e perdita di capelli. I detrattori delle terapie ufficiali, quindi, arrivano così a dire che la sofferenza estrema conduce lentamente alla morte.

Intanto, però, una valida alternativa che abbia fondamenti scientifici non è stata purtroppo ancora trovata.

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