A pochi giorni l’uno dall’altro, i due terremoti che hanno colpito l’Emilia Romagna (uno il 20 maggio e un altro tra la giornate di ieri e l’altro ieri) hanno messo in ginocchio le aziende del modenese, che a stento stavano cercando di riprendersi dalla prima ondata sismica. E invece, da ieri si è ricominciato a scavare tra le macerie delle case che si sono accartocciate su sé stesse, dei capannoni crollati, delle fabbriche danneggiate.
Le scosse e il bilancio delle perdite
La prima scossa di ieri mattina alle 9,01 (magnitudo 5.8 della scala Richter), la seconda alle 12,56 (5.3) e poi a seguire una serie di scosse di assestamento (pare fino a 50) che si sono protratte fino a questa mattina, hanno fatto tremare il modenese causando circa 16 morti e un disperso, 350 feriti e 8mila sfollati che si sommano ai 6mila del 20 maggio. Ben dieci operai sono morti all’interno di capannoni crollati mentre cercavano di riattivare le linee di produzione. Magazzini della ceramica, fabbriche che hanno visto la produzione di motori che hanno fatto la storia dell’automobile italiana, laboratori del più importante compartimento europeo di aziende biomedicali, niente è stato risparmiato dal terremoto e ora, assieme alla distruzione, resta la disperazione di chi non sa da dove ricominciare, di chi ha perso casa, lavoro e speranze.
Il settore della ceramica è stato uno dei più colpiti
L’industria emiliana della ceramica, che rappresenta il 73% della produzione nazionale ha la maggior parte degli stabilimenti a Sassuolo, dove il terremoto, oltre che a tanta paura, ha provocato pochi danni, ma tutte le attività con sede a nordest, fra Camposanto e Finale Emilia, come Opera, Marazzi, Panariagroup, Atlas Concorde, Abk e Moma, sono state costrette a bloccare la produzione. Alcune parti della struttura dei forni per la produzione della ceramica, alti anche 120 metri ciascuno, sono crollate mentre i forni erano accesi ad una temperatura di 1200 gradi centigradi, altre strutture si sono disallineate.
Alcuni capannoni, come quello della Ceramica Sant’Agostino sono crollati completamente causando anche delle vittime. Le conseguenze sono drammatiche: due o tre mesi per riavviare la produzione, molti di più per tornare alla normalità, 320 operai della fabbrica in cassa integrazione e danni stimati tra i 10 e i 15 milioni di euro, senza contare quelli per la mancata produzione.
Gravissimi danni per il settore Biomedicale
Mirandola, comune del modenese colpito e ridotto dal terremoto ad un paese fantasma, contava ben 150 aziende che operavano nel settore biomedicale, per cui il paese era fino al sisma il fiore all’occhiello d’Europa con profitti stimati attorno agli 800 milioni di euro. Fino all’altro ieri, il 70% delle imprese aveva subito danni ed era stata costretta ad interrompere la produzione e mettere in cassa integrazione circa 3.000 addetti su 5.000. Inestimabile il conto delle vittime in termini di dispersi e perdite umane, quasi tutti operai deceduti a causa del crollo dei capannoni.
Coldiretti: in ginocchio il settore agroalimentare
Le prime stime sul settore agroalimentare che arrivano dalla Coldiretti sono preoccupanti: è stato valutato un danno di quasi mezzo miliardo. L’associazione ha tenuto conto «dei nuovi crolli e lesioni di case, stalle, edifici rurali» calcolando anche che «altri 550.000 pezzi tra forme di parmigiano, in aggiunta ai 500.000 già colpiti dalla scossa del 20 maggio scorso», sono stati danneggiati dalla nuova scossa. «In pratica - afferma la Coldiretti - è stato colpito il 10% della produzione annua di due dei formaggi più popolari e diffusi del made in Italy, e la metà di questo 10% viene considerata non più recuperabile in alcun modo».
Ettore Prandini, presidente della Coldiretti Lombardia, ha sottolineato che ciò che è avvenuto in questi ultimi giorni «rischia di mettere in ginocchio il settore: le forme perse o danneggiate servivano anche come garanzia per crediti e finanziamenti che le aziende avevano chiesto alle banche per gestire l’attività e gli investimenti. Adesso non c’è un minuto da perdere e ognuno deve fare la propria parte».
Rischio idrogeologico
Sempre la Coldiretti ha dato l’allarme per un possibile e pericoloso rischio idrogeologico nei territori colpiti a causa dei danni agli impianti idraulici e alle frane che stanno arrestando il regolare deflusso delle acque. Il servizio irriguo è stato sospeso per una zona agricola, specializzata in frutticoltura e risaie, che si estende per 26 mila ettari.
È ancora troppo presto per fare una stima di tutte le conseguenze causate dal sisma in termini numerici, ma, secondo le prime indicazioni, si tratta di danni davvero disastrosi, sia per ciò che si è potuto già constatare tra, morti, feriti, distruzioni e crolli, sia, soprattutto, per le inestimabili perdite economiche che lo stop della produzione in una regione trainante a livello di produzione manifatturiera e agricola, potrebbe provocare.
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