Telecamere nascoste a lavoro, via libera dalla Corte di Strasburgo

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che sono consentite le telecamere nascoste sul posto di lavoro se il datore sospetta dei furti da parte dei dipendenti. In tal caso non vi è violazione della privacy.

Telecamere nascoste a lavoro, via libera dalla Corte di Strasburgo

Telecamere nascoste a lavoro, per la Corte di Strasburgo sono legali se il datore teme di essere derubato dai propri dipendenti. Questo è quanto stabilito dai giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo in merito ad un episodio avvenuto in un supermercato della Spagna.

Dunque, se il datore ha il fondato sospetto che i dipendenti commettano dei furti alle sue spalle, può legittimamente montare delle telecamere per la videosorveglianza a loro insaputa. In tal caso non scatta la violazione della privacy dei lavoratori. Anzi, se colti sul fatto, i dipendenti rischiano persino il licenziamento, proprio come accaduto ai commessi del supermercato spagnolo, ripresi a rubare la merce esposta o ad aiutare altri a portare via i prodotti dal negozio.

Nel nostro Paese, una decisione simile era già stata confermata dalla Corte di Cassazione nel 2018, che ha ammesso le telecamere nascoste se sussiste il dubbio fondato che i dipendenti, o alcuni di essi, possano arrecare un danno al patrimonio aziendale.

Ora anche a Strasburgo viene riconosciuta la possibilità per il datore di licenziare il dipendente colto sul fatto dalle telecamere, senza rischiare sanzioni.

Telecamere nascoste a lavoro, via libera da Strasburgo

Le telecamere sul luogo di lavoro non sono più un tabù: la Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo ha stabilito che sono legittime, sempre se vi siano fondati dubbi sulla correttezza del personale dipendente.

Nel caso di specie, il proprietario di un supermercato spagnolo era stato accusato di violazione della privacy dai suoi dipendenti che, colti sul fatto mentre derubavano il negozio erano stati licenziati.

La Corte di Strasburgo ha ritenuto il manager non colpevole, anzi ha ribadito che l’installazione delle telecamere all’insaputa dei dipendenti è consentita quando gli indizi di colpevolezza sono ragionevoli ed è a rischio il patrimonio aziendale.

Telecamere a lavoro, cosa dice la normativa italiana

La decisione dei giudici europei non è una novità per l’Italia. Infatti il nostro ordinamento, anche se salvaguarda la privacy e la serenità dello svolgimento dell’attività lavorativa, ammette la videosorveglianza senza preavviso a certe condizioni. Tuttavia si tratta di situazioni eccezionali, perché di norma le la videosorveglianza è vietata.

Lo Statuto dei lavoratori, precisamente all’articolo 4, stabilisce che le telecamere negli ambienti di lavoro possono essere utilizzati solo in per:

  • particolari esigenze produttive o organizzative;
  • assicurare la sicurezza dei dipendenti;
  • tutelare il patrimonio ambientale.

Prima di procedere alll’installazione occorre sempre il via libera del sindacato aziendale o in alternativa dell’ispettorato nazionale del lavoro, altrimenti il dato rischia la multa fino a 1.550 euro e l’arresto da 15 giorni ad un anno, in base alla gravità della condotta.

La Corte di Cassazione però in un pronuncia recente (la numero 4367/2018) ha superato il dettato normativo stabilendo che il consenso del sindacato o dell’Ispettorato non è necessario quando il datore di lavoro ha gravi sospetti circa la condotta illecita dei dipendenti, sempre se le telecamere servano a riprendere eventuali furti e non a spiare gli impiegati mentre lavorano.

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1 commento

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Cristina Ciccarelli • 1 mese fa

Feci una richiesta presso la p.a. del comparto sociale e sociosanitario dove stavo esercitando una professione ma mi fecero muri di gomma, ci furono dei furti che denunciai presso la questura del territorio ovvero maceratese e dei comportamenti sospetti verso l’utenza ma se ne strafregavano perché stavano speculando.

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