Forum Ambrosetti: solo le riforme possono davvero cambiare l’Italia

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La richiesta di una reale attuazione di riforme strutturali arriva unanime da esponenti dell’economia e dell’industria italiana e internazionale.

Negli interventi che in questi giorni si stanno susseguendo al workshop The European House – Ambrosetti di Cernobbio (CO), l’appuntamento annuale in cui si incontrano e si confrontano i maggiori protagonisti della scena economica, politica e finanziaria italiana e internazionale sembra esserci una sostanziale uniformità di punti di vista, sulla necessità di quelle riforme strutturali che sono state indicate come prioritarie anche dalla Banca Centrale Europea.
Il lietmotive che anima gli interventi che finora si sono susseguiti è, infatti, lo stesso nella maggior parte dei casi: le intuizioni del governo Renzi, almeno al livello programmatico sono apprezzabili ma adesso serve l’attuazione di una fase operativa che realizzi davvero quello riforme che, per ora, sono state solo annunciate.

Tra i top manager e gli amministratori delegati di molte aziende italiane, presenti al Forum, è emersa una grande aspettativa per una nuova fase del governo Renzi: una fasi che trasformi le linee guida e gli annunci in atti legislativi e, soprattutto in decreti attuativi e regolamenti che riescano a cambiare davvero i processi dell’economia italiana.

Accanto al disappunto per l’assenza del Premier al Forum, esternato da personaggi come Alberto Bombassei e Corrado Passera, un altro elemento criticato a più riprese è stato il Bonus da 80 euro: una misura che, secondo molti non ha realmente inciso sull’andamento dei consumi, come hanno dimostrato gli ultimi dati sul PIL italiano.

Tra le necessità normative segnalate in molti interventi sono emerse la necessità di una riduzione del peso fiscale sulle imprese, in particolare riguardo all’Irap che non ha subito variazioni recenti. Quello degli sgravi fiscali alle imprese è un tema che va affrontato subito dal momento che le condizioni economiche determinate dall’ultimo vertice della BCE (riduzione dei tassi d’interesse, ormai prossimi allo zero e spread ai minimi) si configurano come un’opportunità irripetibile per rimettere in moto l’economia italiana.

Anche il Jobs Act è stato chiamato in causa come un fattore chiave da affrontare in tempi brevi, secondo l’ad di Manpower Group Italia, Stefano Scabbio, ad esempio, per quanto sia stato apprezzabile lo spostamento di risorse dagli ammortizzatori sociali passivi a quelli attivi, occorre ancora un’attuazione puntuale di quelle che per ora sono ancora delle ipotesi di lavoro. Come mostra l’esempio spagnolo, è solo con una chiara politica industriale associata a una maggiore flessibilità del mercato del lavoro che sarà possibile risollevare le sorti dell’economia italiana.

Altro punto nodale richiamato negli interventi del forum è stato quello riguardante le semplificazioni con l’invito di proseguire sulla strada intrapresa nel decreto Sblocca Italia: per Aldo Bisio, ad di Vodafone Italia, occorre snellire la burocrazia italiana. Il riferimento esplicito è al processo civile e a la riduzione dei suoi tempi, una condizione ritenuta essenziale per velocizzare gli investimenti in un paese quale l’Italia che nei prossimi anni si gioca anche una partita fondamentale, come quella della banda larga, sul versante tecnologico.
Altro versante della burocrazia su cui potrebbero avvenire ulteriori progressi è quello dei debiti della Pubblica Amministrazione, in questo caso è stato proposto di fissare un limite temporale dopo il quale la fattura non è più contestabile, per annullare il divario ancora molto elevato tra crediti esigibili e fatture emesse.