Sicilia, entro il 2017 arriverà il MUOS. Interessi USA prima della salute degli italiani?

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Gli americani non rinunciano alla stazione satellitare che potrebbe compromettere la salute dei siciliani. La sicurezza non c’è, ma il dubbio non basta a fermarli

Gli Stati Uniti vanno avanti, dritti per la loro strada, incuranti delle proteste dei cittadini siciliani che da un anno invocano il diritto di poter gestire il loro territorio, ma soprattutto di tutelare la loro salute e l’ambiente dell’isola in cui vivono.

Entro il 2017 il MUOS di Niscemi (Caltanissetta), sistema di comunicazione satellitare globale americano, sarà operativo e funzionante. Così è stato deciso e così sarà.

A ribadirlo è stata Rachel Ellehuus, direttore per le politiche dell’Europa del dipartimento della Difesa statunitense:

«Entro novembre di quest’anno saranno ultimati i test e l’intera struttura, ovvero tutte e quattro le basi, si metterà in moto nel 2017».

L’affermazione ha spinto i No – MUOS, movimento nato quattro anni fa per protestare contro le intenzioni americane di costruire lo stabilimento in Sicilia, a scendere in piazza ieri a Niscemi , nel corso di una manifestazione in cui si sono verificati scontri tra cittadini e forze dell’ordine.

Che cos’è il MUOS?

Il MUOS, Mobile User Objective System, è un sistema di telecomunicazione satellitare ideato dalla marina militare americana che opera servendosi di cinque satelliti e quattro stazioni terrestri situate a Chesapeake in Virginia, Wahiawa alle Hawaii, Geraldton in Australia, e Niscemi in provincia di Caltanissetta.

Proprio a Niscemi, presso la Naval Radio Trasmitter Facility, a 60 chilometri dalla base aeronavale di Sigonella (Catania) sono state costruite tre parabole satellitari dal diametro di 20 metri e 2 antenne alte ben 150.

Il MUOS siciliano dovrà coprire un’area che si estende dall’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano, consentendo una copertura ad alta e bassa frequenza per unità Nato marine, terrestri e aeree. Sono questi i motivi che hanno portato Barack Obama a parlare di un progetto “di importanza fondamentale” per gli Stati Uniti, ma anche per lo sviluppo congiunto con l’Italia.

I motivi della protesta

La protesta dei No – Muos trova le sue radici in due diverse, ma correlate, preoccupazioni. La prima riguarda l’ambiente, la struttura ha infatti sede nella riserva naturale orientata Sughereta di Niscemi, area protetta istituita nel 1997 e gestita dall’Azienda Regionale Foreste Demaniali.

La seconda ha invece a che fare con la salute. I cittadini temono che le onde elettromagnetiche irradiate dalle parabole possano causare tumori, leucemie, cataratte e problemi di fertilità.

Le intemperanze dei siciliani hanno spinto i vertici regionali a revocare, nel marzo del 2013, l’autorizzazione alla costruzione della stazione; ma nell’agosto dello stesso anno, la Regione ha fatto nuovamente marcia indietro, lasciando de facto via libera alla prosecuzione dei lavori.

Nella giornata di ieri dunque, i No – Muos hanno deciso di tornare in piazza, organizzando una manifestazione a Niscemi nella quale purtroppo si sono verificati alcuni tafferugli tra attivisti e forze dell’ordine. Un agente ha riportato una frattura al setto nasale, mentre una manifestante è stata ferita al volto.

Ecco infine, per completezza, secondo quanto si legge sulla pagina Facebook del Movimento, quali sarebbero le intenzioni dei No – Muos:

«siamo sempre più convinti che l’occupazione militare dei nostri territori non sia tollerabile e sempre più convinti che le scelte sui territori debbano essere determinate dalle esigenze delle popolazioni che li abitano, piuttosto che dai disegni geopolitici di potenze militari ed economiche, torniamo a riprenderci ciò che è nostro».

Opinioni a confronto

Sugli effetti dannosi che la stazione potrebbe avere sulla salute dei cittadini si è parlato molto e finora non si è riusciti a trovare un punto d’incontro.

Da una parte ci sono le parole degli statunitensi, secondo i quali infatti gli effetti delle emissioni elettromagnetiche sarebbero pressoché nulli e:

l’intensità delle onde sarebbe mille volte inferiore a quelle assorbite da una persona che ogni due ore fa una telefonata di cinque minuti.

John Oetting, studioso della Johns Hopkins University, parla di una potenza di radiotrasmissione di 200 watts, ben al di sotto dunque dei limiti legali.

Dall’altra parte però troviamo l’analisi del professor Massimo Zucchetti, esperto di «Protezione dalle Radiazioni» presso il Politecnico di Torino e ricercatore dell’Institute of Technology del Massachusetts, che tre anni fa aveva sostenuto che la stazione potesse portare rischi esponenziali per la popolazione.

Ad incrementare i dubbi sono arrivate poi le dichiarazioni dell’ammiraglio Christian Becker, responsabile del comando e controllo delle comunicazioni e dell’intelligence del Pentagono.
L’ufficiale statunitense, spiegando il motivo per cui gli USA avevano scelto di situare il MUOS a Niscemi e non a Sigonella, dove sorge la base aeronavale americana, disse che le onde avrebbero potuto interferire con il traffico aereo degli aeroporti (Sigonella e Fontanarossa, ndr.). La domanda a questo punto sorge spontanea: perché queste onde dovrebbero creare problemi agli aerei e non agli uomini?

Le perplessità dunque rimangono, ma non impediranno agli americani di portare a termine il loro progetto. L’Italia scoprirà solo quando la stazione sarà operativa se la salute dei cittadini è in pericolo oppure no, quando gli effetti nocivi sulla vita delle persone potrebbero già essersi manifestati.

Mentre l’America si dichiara soddisfatta dunque, le istituzioni nazionali tacciono e accettano senza proferire verbo. Ricordiamo che, oltre al MUOS l’Italia ospita 113 installazioni militari USA dislocate in tutto il territorio nazionale. Eredità della Seconda Guerra Mondiale. Il problema è che la Seconda Guerra Mondiale si è conclusa 69 anni fa. Ma a quanto pare non sono abbastanza.