Quanto conta il voto di Maturità per università e concorsi

Il voto della Maturità può essere determinante in un colloquio di lavoro o nel test d’ingresso di alcune Università private e all’estero. Ecco quanto conta il risultato del diploma e che differenza c’è tra un 60 e un 100 e lode.

Quanto conta il voto del diploma?

Il punteggio finale riflette il percorso di studio, l’impegno e i risultati ottenuti nei cinque anni di Scuola Superiore. Non si tratta soltanto di un “traguardo personale”, anzi può essere molto influente nella vita lavorativa e accademica.

Per chi dopo l’esame di Maturità decide di cercare lavoro, il voto del diploma rappresenta il “bigliettino da visita” durante il colloquio conoscitivo. Un voto troppo basso potrebbe influire negativamente ma molto dipende dalla tipologia di lavoro e dalle richieste dell’azienda.

Per quanto riguarda il test di ammissione per le Università a numero chiuso e i concorsi pubblici, regola generale vuole che il voto dell’esame di Maturità sia ininfluente, anche se ci possono essere delle eccezioni. Ad esempio quando i candidati sono troppi rispetto ai posti indicati nel bando pubblico oppure nelle Università private o all’estero.

Voto di maturità e ammissione all’università a numero chiuso

Il voto del diploma non influisce nella graduatoria delle Università a numero chiuso (ad esempio Medicina e Chirurgia, Architettura, Farmacia ecc.). Chi ha ottenuto il minimo ha stesse le probabilità di superare il test d’ingresso di chi ha preso 100 e lode, tutto dipende dal risultato della prova selettiva.

Questa è la regola generale, ma non si può escludere che alcune facoltà a loro discrezione possano chiedere una prova aggiuntiva a coloro che hanno conseguito un voto basso alla Maturità.

Le cose possono cambiare sensibilmente se lo studente vuole iscriversi ad un’Università privata: in tal caso il regolamento interno può stabilire una sorta di “soglia di sbarramento” e quindi limitare l’accesso a chi ha ottenuto un voto basso. Stessa cosa per molte Università straniere.

Voto di Maturità e tasse universitarie

Abbiamo visto che il voto non conta (nella maggior parte dei casi) per accedere alle Università a numero chiuso: chi ha preso 60 ha le stesse possibilità di chi ha preso 100.

Tuttavia gli studenti eccellenti che si sono diplomati con 100 o 100 e lode spesso beneficiano di sconti o detrazioni sulle tasse del primo anno di Università, e in alcuni casi dell’esenzione totale.

Questo vale sia per la tassa d’iscrizione che per le altre rette. Tali benefici sono a discrezione dei singoli Atenei, per questo è bene consultare il sito internet oppure chiamare in Segreteria Studenti.

Inoltre il Ministero dell’Istruzione ogni anno attiva borse di studio ed altre agevolazioni economiche per le eccellenze scolastiche: per consultarle bisogna visitare il Portale dello studente su iostudio.pubblica.istruzione.it

Il voto dell’esame di Maturità non conta nei concorsi pubblici

Ottenere un 60 o un 100 e lode non fa alcuna differenza nei concorsi pubblici. Sul tema è intervenuto uno specifico provvedimento legislativo (il numero 124 del 2005) nel quale si prevede espressamente che il punteggio del diploma non influisce sulla procedura concorsuale.

Ma anche qui possono esserci delle eccezioni. Ad esempio se le domande sono di gran numero superiori rispetto ai posti messi al bando, le singole Amministrazioni pubbliche hanno la facoltà di attribuire un punteggio diverso in base al voto della Maturità. Ovviamente chi ha conseguito un punteggio più alto all’esame avrà un vantaggio rispetto a chi si è diplomato con il minimo dei voti.

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Nel mondo del lavoro il voto del diploma conta?

Il voto dell’esame di Maturità potrebbe essere molto importante per chi sceglie di non proseguire gli studi e mettersi immediatamente alla ricerca di un lavoro.

In questo caso il punteggio indicato nel curriculum vitae avrà senza dubbio maggiore rilevanza rispetto a chi ha ottenuto anche il diploma di laurea, master o corsi di approfondimento di altro genere.

Il punteggio dell’esame è il “bigliettino da visita” del candidato e va da sé che tra diversi aspiranti alla stessa posizione lavorativa probabilmente l’azienda sceglierà chi ha ottenuto il voto più alto.

Ma non si tratta di una legge scritta: nulla esclude che il datore di lavoro ricerchi competenze o attitudini personali che non hanno niente a che vedere con il voto dell’esame (ad esempio pregresse esperienze lavorative, abilità manuali, conoscenza delle lingue straniere e così via).

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