Ieri è avvenuto un clamoroso crollo dei prezzi del palladio, dopo che in Sudafrica lo sciopero che dura da 5 mesi sta per concludersi
Ieri è stata una giornata molto movimentata sui mercati di palladio e platino, nettamente influenzati dal flusso di notizie positivo proveniente dal Sudafrica (paese che copre più del 35% della produzione mondiale di palladio). Nel paese sudafricano sono ancora in corso le trattative per mettere fine al maxi-sciopero nel settore minerario, che ormai va avanti da oltre 21 settimane. I colossi del settore - Amplats, Impala e Lonmin – sono pronti a soddisfare le richieste dei minatori in materia salariale. Dopo la straordinaria corsa al rialzo, che ieri è culminata nella formazione di un nuovo record storico a 864,7$, il palladio è stato sommerso dalle vendite, che hanno provocato un crollo di poco inferiore al 5%. I prezzi sono scesi fin sotto 820$, sui minimi delle ultime tre settimane.
Da inizio anno il palladio è riuscito a salire anche più del 20% e qualche analista finanziario aveva addirittura prospettato un approdo in area 1.000$. A surriscaldare il mercato del palladio, utilizzato per lo più nella fabbricazione di marmitte catalitiche per le auto, erano stati anche altri fattori. In primis i problemi produttivi in Russia, leader mondiale con una quota del 50%, e poi la forte domanda dal settore investimenti. Gli Etf avevano accumualto scorte record e stavano contribuendo non poco al boom dei prezzi. Salvo clamorose sorprese dell’ultim’ora, il palladio dovrebbe sperimentare un ulteriore calo delle quotazioni dopo aver rischiato un clamoroso deficit globale di 1,61 milioni di once (il maggiore da 34 anni). Lo stop allo sciopero in Sudafrica ha fatto crollare anche il platino, che ieri ha perso il 2,7% scendendo fin sotto1.440$ l’oncia.
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