Malattia professionale: spunta la tecnopatia da mouse. Che cos’è?

La malattia professionale rappresenta un disturbo che si manifesta in maniera graduale e involontaria sul lavoratore, proprio a causa delle mansioni lavorative che svolge. Sul sito del Ministero del Lavoro la malattia professionale è riconosciuta come “qualsiasi stato morboso che possa essere posto in rapporto causale con lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa”.

Sul sito dell’INAIL è possibile invece visualizzare l’elenco delle patologie, che si dividono essenzialmente in: malattie respiratorie e disturbi muscolo-scheletrici. Le prime (asma bronchiale, bronchite cronica, rinite) sono dovute all’esposizione ad agenti biologici di origine vegetale ed animale, ad agenti atmosferici o a quelli chimici di alcune lavorazioni, mentre i secondi derivano da affaticamento muscolare, infiammazione delle strutture tendinee o da degenerazione di dischi della colonna vertebrale.

Con sentenza definitiva la Corte d’Appello dell’Aquila ha riconosciuto una nuova malattia professionale: la tecnopatia da mouse. Che cos’è?

La tecnopatia da mouse

La tecnopatia è “la malattia del mouse”, usato ormai quotidianamente da milioni di lavoratori. La “sindrome pronatoria dell’arto superiore destro causata da tecnopatia procurata da ‘overuse’ da mouse da computer” è una nuova malattia professionale, riconosciuta ad un dipendente bancario della Caripe di Pescara dal 1983, a causa “dell’uso abituale e ripetuto del mouse” (circa 8-9 ore al giorno), che ha determinato “fattori morbigeni” all’origine della tecnopatia.

Secondo la perizia medica la tecnopatia consiste in una continua attività muscolo-tendinea che “esaurisca la capacità ricostitutiva dei tessuti (tendini, muscoli, legamenti, etc.), i quali manifestano un danno locale acuto di tipo flogistico”.

La cronicità dell’azione produce un danno cumulativo che “tende ad estendersi alle strutture limitrofe compromettendo il microcircolo di uno o di tutti i compartimenti (normalmente già poco estensibili) del segmento interessato con un sub-edema interstiziale ipertensivo”.

Condizioni che nell’avambraccio possono “condurre all’instaurarsi di una sindrome compartimentale cronica, con eventuale associato danno nervoso”.

Questa perizia affossa completamente il parere dell’INAIL, che aveva ipotizzato un’origine congenita della malattia, la quale non poteva giustificarsi “semplicemente” con l’uso reiterato del mouse.

Alla luce di quanto esposto, al lavoratore è stato riconosciuto un indennizzo con interessi, che dovrà corrispondere l’INAIL (art. 13 Dlgs 38/2000), nonchè l’inabilità lavorativa generica pari al 15%.

L’Inca Cgil di Pescara ha sostenuto che:

“La vicenda assume particolare rilievo perchè si tratta del primo caso accertato in Italia e va incontro alle nuove esigenze di tutela dalle malattie professionali che possono essere causate dall’uso massivo delle nuove tecnologie, quali i computer”.

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