L’Italia vende armi a Israele: è il 1°fornitore UE. Richiesto embargo

Italia primo fornitore UE di armi a Israele (41% del totale). Rete Italiana Disarmo chiede un embargo europeo, ma il nostro Paese continua ad inviare armamenti

L'Italia vende armi a Israele: è il 1°fornitore UE. Richiesto embargo

L’Italia è il primo fornitore dell’UE di armi a Israele. Francia e Germania ci seguono a distanza con un volume di vendite inferiore di due volte rispetto al nostro.

Il nostro Paese, da solo, copre quasi la totalità dell’export di sistemi militari a Israele provenienti da Parigi, Londra e Berlino.

Una notizia che forse meriterebbe commenti approfonditi e riflessioni, ma che a primo acchito lascia senza parole e riempie il cuore di amarezza.

A parlarne oggi è il Fatto Quotidiano che riprende i dati raccolti dall’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa.

Numeri che non lasciano spazio a dubbi e che hanno spinto Rete Italiana disarmo a chiedere un embargo immediato.

L’appello arriva direttamente dal presidente dell’associazione e si dirige al Premier Matteo Renzi e al ministro degli Esteri Federica Mogherini.

A sostenere l’iniziativa anche alcuni duputati PD: Pippo Civati, Davide Mattiello, Luca Pastorino, Giuseppe Guerini, Paolo Gandolfi, Veronica Tentori, cui si aggiunge la senatrice Lucrezia Ricchiuti.

I dati
Giorgio Beretta, analista dell’Opal, fornisce alcuni dati sulla situazione:

“L’Italia è il maggiore esportatore dell’Unione europea di sistemi militari e di armi leggere verso Israele: si tratta di oltre 470 milioni di euro di autorizzazioni per l’esportazione di sistemi militari rilasciate nel 2012 (dati del Rapporto UE) ed oltre 21 milioni di dollari di armi leggere vendute dal 2008 al 2012 (dati Comtrade)”.

Parlando in percentuali: il 41% degli armamenti esportati dall’Europa verso Israele proviene dall’Italia. Un numero spaventoso che tradotto in soldi equivale a 3,4 milioni di euro, cui si aggiungono 9,2 milioni di euro pagati dagli israeliani per le armi leggere non militare prodotte in Italia ed esportate nello Stato di Israele.

Scendendo nei particolari, negli ultimi tre anni il nostro Paese ha portato a Tel Aviv soprattutto armi di calibro superiore ai 12,7 mm e aeromobili, sistemi d’arma ad energia diretta e apparecchiature elettroniche.

Tra le imprese coinvolte nell’export ci sono Simmel Difesa, Beretta, Northrop Grumman Italia, Galileo Avionica, Oto Melara ed Elettronica spa.

Ma Beretta sottolinea anche l’accordo esistente tra Italia e Israele in materia di armamenti:

«Nel maggio 2005, durante il terzo governo Berlusconi l’Italia ha ratificato un “Accordo generale di cooperazione tra Italia e Israele nel settore militare e della difesa”.

Lo scopo principale dell’intesa è quello di semplificare la collaborazione relativa all’industria della Difesa tra i due paesi. Nel 2012 (Governo Monti) ne è stato ratificato un altro che prevede:

la fornitura ad Israele di velivoli per l’addestramento al volo e dei relativi sistemi operativi di controllo del volo, ed all’Italia di un sistema satellitare ottico ad alta risoluzione per l’osservazione della Terra (OPTSAT -3000) e di sottosistemi di comunicazione con standard Nato per alcuni velivoli dell’AMI”.

Ma non è finita qui. Perché pochi giorni fa, mentre la Striscia di Gaza si tingeva di rosso e centinaia di civili perdevano la vita nel corso del raid israeliano. il gruppo italiano Alenia-Aermacchi (gruppoFinmeccanica) portava a termine la consegna di due aerei addestratori M-346. Aerei che in teoria non dovrebbero servire «a uccidere», ma che nella pratica possono essere utilizzati come bombardieri leggeri.

Gli israeliani ne hanno annunciato l’arrivo sul sito ufficiale della Israeli Air Force, accogliendo i due velivoli con una frase eloquente:

«è l’inizio di una nuova era».

E ancora:

“I nuovi aerei porteranno un cambio significativo nell’addestramento delle future generazioni di piloti dell’IAF e dei sistemi d’arma ufficiali, nonché nelle procedure di formazione di tutta l’aviazione”.

A questi due aerei se ne aggiungeranno altri 28, così come previsto dall’intesa firmata dal Governo Berlusconi 9 anni fa.

L’appello
Sono questi i motivi che hanno spinto Rete Italiana Disarmo a intervenire:

“Noi vendiamo sistemi d’arma a una delle due parti in conflitto, quindi non siamo equidistanti e la nostra posizione come mediatori ne è inficiata”

ha sottolineato Francesco Vignarca, coordinatore Nazionale dell’associazione, che aggiunge:

“Abbiamo venduto anche molte armi leggere ai paesi dell’area mediorientale. Nel caso della Siria, come abbiamo denunciato mesi fa, sappiamo che molte di queste armi sono confluite all’interno del paese. Lo stesso possiamo pensarlo per la Palestina. Non abbiamo prove in questo momento, ma in passato le abbiamo avute: le armi leggere hanno una circolazione carsica, sono molto meno controllabili. E finiscono dove c’è richiesta. Come in Iraq, quando i terroristi sparavano contro i nostri carabinieri con delle beretta”.

C’è infine un altro aspetto da evidenziare. A farlo ci pensa Giorgio Beretta:

“Non va dimenticato che l’Italia non solo esporta, ma anche importa armi da Israele, che negli ultimi due anni hanno superato il valore complessivo di 50,7 milioni di euro, la qual cosa ne fa il quarto fornitore del nostro ministero della Difesa. La Simmel, ad esempio, importa componenti per bombe e la Beretta componenti per armi automatiche, come particolari modelli di pistole e di mitragliatori”.

Quanto appena elencato ha spinto RID a chiedere la sospensione «dell’invio di sistemi militari e di armi nella zona».

L’organizzazione chiede al Premier Renzi di farsi promotore di un’azione a livello comunitario che miri a creare un embargo europeo verso Israele e Palestina allo scopo di:

proteggere i civili inermi e riprendere il dialogo tra tutte le parti”.

Per concludere, ricordiamo che la legislazione italiana non consente di fornire armi:

“a Paesi in stato di conflitto armato o i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa”.

Argomenti:

Condividi questo post:

Iscriviti alla newsletter

Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del Dlgs 196/03.