Italia a rischio terrorismo? Ecco come si difende il nostro Paese

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Italia a rischio terrorismo? Ecco come si difende il nostro paese dagli attacchi del terrorismo jihadista.

Italia a rischio terrorismo? Negli ultimi mesi sono molti gli attacchi terroristici che purtroppo hanno macchiato di sangue il suolo di molte delle più importanti città europee.

L’Italia, per ora, sembra essere stata lasciata fuori dalle mire del terrorismo jihadista e in molti si sono chiesti come mai e se effettivamente il nostro paese sia a rischio in tal senso, tanto più che sul nostro suolo è presente il Vaticano, il centro della comunità cristiana internazionale.

L’Italia, dunque, è a rischio terrorismo? Gli esperti sono concordi nel dire che, purtroppo, anche in Italia potrebbero esserci degli attentati terroristici, ma che purtroppo non è possibile prevedere dove e come avverranno.

Invece è possibile lavorare per prevenire il terrorismo, cosa che l’Italia fa da tempo e, sembrerà strano da leggere, lo fa anche molto bene.

La verità è che c’è una cosa in Italia che funziona bene e quella cosa è proprio l’antiterrorismo.Se vi state domandando, dunque, come funzioni l’antiterrorismo in Italia, vi proviamo a rispondere con questo articolo.

Ci sono dei provvedimenti messi in atto sul breve termine. Ad esempio a Roma, come nel resto dell’Europa, il livello di allerta terrorismo è stato alzato e si fanno più stringenti le misure antiterrorismo, soprattutto in vista delle festività di Natale e Capodanno.

Nella Capitale, dunque, aumentano, sia i controlli per i mezzi in entrata nella città, sia nei momenti in cui è prevista l’aggregazione di un gran numero di persone, oltre che per gli obiettivi sensibili come istituzioni o luoghi di interesse che attirano molti visitatori.
I livelli di allerta terrorismo cambiano di paese in paese e anche in base agli eventi di cronaca che si verificano di volta in volta.

C’è, però, tutta un’altra attività di lotta al terrorismo in Italia che lavora quotidianamente e senza troppi riflettori per prevenire gli attentati terroristici.
Vi spieghiamo, allora, come il nostro Paese si difende dal terrorismo jihadista.

Italia a rischio terrorismo? Come funziona l’antiterrorismo italiano

In Italia ad occuparsi dell’antiterrorismo è un reparto di intervento speciale della Polizia di Stato che si chiama Nocs (Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza) che svolge le operazioni antiterrorismo oltre che varie attività legate al supporto degli uffici anticrimine e alla protezione di personaggi di vario genere.

Uno degli aspetti che ha permesso all’Italia di agire in modo efficiente in materia di attacchi terroristici è che - ancora una volta, purtroppo - il nostro paese si può dire esperto in materia.
Come è noto, infatti, dalla fine degli anni sessanta in Italia ebbe inizio quell’epoca che poi prese il nome di “anni di piombo” e che fu caratterizzata da una serie di attacchi terroristici di matrice di destra e di sinistra.

L’attività antiterroristica consiste in una serie complessa di attività informative volte a prevenire l’attacco alle istituzioni democratiche. Dopo gli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti, l’attività di antiterrorismo in Italia è stata nuovamente intensificata.

Inoltre, altro aspetto da considerare è quello relativo alla presenza in Italia della criminalità organizzata che nel corso degli anni ha fatto anch’essa ricorso al terrorismo in diverse occasioni.

Tutto ciò che è stato imparato attraverso queste esperienze è andato a costituire il background di conoscenze di base per organizzare l’attività di antiterrorismo in Italia.

L’antiterrorismo si articola su due fronti: uno interno gestito - appunto - dal Ministero degli Interni in collaborazione con l’Intelligence; ed uno che prevede strategie comuni internazionali e a livello di Unione Europea.

In Italia con la legge 270 bis del Codice Penale è stata inserita la nuova fattispecie penale di associazione con finalità di terrorismo internazionale, mentre la legge 438/2000 ha introdotto le misure urgenti per la prevenzione ed il contrasto dei reati commessi per finalità di terrorismo internazionale.

Nel 2015 è stato inserito un decreto legge all’interno del 270 bis, voluto dall’ex Ministro degli Interni Angelino Alfano, che ha introdotto il reato di “organizzazioni di trasferimenti per finalità di terrorismo” che prevede una pena che va dai 3 ai 6 anni di reclusione per chi organizza, finanzia e fa propaganda per la jihad e per i foreign fighters.

Un’altra modifica al 270 bis introdotta di recente è quella che prevede delle pene anche per coloro che finanziano i cosiddetti “lupi solitari”, ossia singoli individui che, attraverso la propaganda trasmessa tramite internet, si estremizzano e agiscono prendendo ispirazione dall’ideologia jihadista dello Stato Islamico.

Quest’ultimi possono rischiare fino a 10 anni di carcere e le varie modifiche introdotte permettono all’intelligence di lavorare anche sotto copertura.

Negli ultimi anni, l’ex Ministro degli Interni Alfano ha utilizzato molto lo strumento dell’espulsione per contrastare i casi che potevano mettere a rischio la sicurezza nazionale.

Si stanno studiando, poi, altri tipi di provvedimenti per contrastare il fenomeno del terrorismo, per esempio i “Trojan Horse” un software che serve a raccogliere dati sensibili e che può accedere a sistemi informatici privati senza che l’utente possa accorgersene.

Anche qualora il Parlamento dovesse approvare un provvedimento del genere, sarebbe comunque difficile capire quando alcuni provvedimenti potrebbero essere applicati e come si potrebbe stabilire se un individuo si sta auto-addestrando o meno all’attività terroristica.

I problemi che ancora permangono sul tema sono relativi all’assenza all’interno dell’intelligence di persone di provenienza balcanica, maghrebina e mediorientale che potrebbero coadiuvare le operazioni delle forze speciali perché conoscono meglio i luoghi e la cultura dei possibili terroristi.

Infine sarebbe opportuno creare delle apposite istituzioni volte ad assistere coloro che si sono radicalizzati per aiutarli a de-radicalizzarsi e a tornare alla loro vita quotidiana.
Certo è che il problema dell’emarginazione sociale e dell’isolamento contribuisce a fenomeni di radicalizzazione e andrebbero anch’essi prevenuti.

L’Italia tra terrorismo e antiterrorismo

Vale la pena ricordare che gli attentati terroristici degli ultimi tempi non sono sempre riconducibili ad operazioni metodiche ed organizzate, ma sono spesso frutto delle azioni dei “lupi solitari” .

Ad essi si sono aggiunti i foreign fighters, ossia coloro che sono tornati a casa dopo essere stati addestrati in Siria, Libia e Iraq.
In realtà però, vista la lotta fatta al terrorismo organizzato negli anni duemila e un ritorno moderato di foreign fighters nel nostro paese, il tipo di terrorismo che preoccupa di più è quello homegrown, ossia basato sulla propaganda online.

L’intelligence italiana ha previsto che in Italia sono più probabili attentati riconducibili a questo secondo tipo di terrorismo che non al primo. Come è facilmente intuibile, questo tipo di terrorismo è più difficile da intercettare e prevedere del primo.