Malgrado la bassa affluenza (al di sotto del 50%) sembra che, dai primi dati disponibili, più del 60% degli irlandesi abbia detto sì all’unico referendum tenutosi in Europa per l’approvazione del Fiscal Compact, il patto di stabilità per rafforzare il rigore dei bilanci. I dati ufficiali saranno resi noti solo in serata.
A dispetto dell’importanza del referendum per il Paese, il risultato non sarà decisivo ai fini dell’approvazione del Trattato di stabilità a livello europeo: bastano, infatti, le ratifiche di 12 Stati europei su 25 (Regno Unito e Repubboica Ceca non hanno partecipato).
Nella giornata di ieri, anche Danimarca, Svezia e Lettonia hanno ratificato il patto. A Copenhagen il Trattato di stabilità è stato votato in parlamento ottenendo 80 voti favorevoli e solo 27 contrari. In Svezia è stato approvato il 29 maggio anche se il Riksdag non ha fornito numeri sull’andamento delle votazioni. Riga ha ottenuto 67 sì, 29 no e un astenuto.
Cosa succederebbe se vincessero i no
- Aumento dell’instabilità - L’Irlanda non avrebbe comunque diritti di veto nel caso di una vittoria dei no, che provocherebbe solo un aumento ulteriore dell’instabilità dei mercati finanziari, aggravando la già disastrosa situazione della Gracia, in attesa delle elezioni amministrative del 17 giugno.
- Diminuzione degli investimenti stranieri - I sostenitori del Fiscal Compatc, ribadiscono, inoltre, che un’eventuale vittoria dei no rischierebbe di compromettere la fiducia degli investitori stranieri che stanno tornando ad investire nel Paese, considerato dall’Ue e dall’Fmi uno dei migliori risultati ottenuti tra tutti i paesi soccorsi.
- Ostacolo per i finanziamenti Esm - E ancora, se Dublino dicesse no al Trattato, sicuramente ostacolerebbe l’ottenimento dei finanziamenti a basso costo dell’Esm (nuovo fondo salva-stati), fondamentali per un paese che, a partire dal 2010, a seguito del crack bancario, sta usufruendo del programma Ue-Fmi che consta di un prestito di più di 67,5 miliardi di euro.
- Farebbe la «fine delle Grecia» - ’’L’approvazione del Fiscal compact è essenziale per far uscire l’Irlanda dalla crisi, chi vota no rischia di farci fare la fine della Grecia’’, ha ribadito più volte il primo ministro Enda Kenn assieme anche all’amministratore delegato di Ryanair, famosa compagnia low cost irlandese che ha affermato: ’’il trattato di stabilità serve per evitare che i nostri politici spendano soldi che non ci sono’’.
I detrattori del sì
Tuttavia, come dimostrato dalla scarsa affluenza alle urne, sono stati molti gli astenuti e altrettanti sono i detrattori del sì al Trattato di stabilità, in parte sfiduciati rispetto ad una reale applicabilità del patto, in parte contrari al rafforzamento della politica di austerity considerata il principale ostacolo ad ogni possibilità di crescita economica del paese.
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