Vuoi adottare un albero? Osvaldo di Biorfarm ci racconta come fare

Osvaldo De Falco, CEO di Biorfarm, ci ha spiegato qualcosa in più sulla nascita del progetto e come stanno rispondendo gli utenti a questa proposta.

Vuoi adottare un albero? Osvaldo di Biorfarm ci racconta come fare

Oggi parliamo con Osvaldo De Falco, co-founder di Biorfarm, un’azienda agricola innovativa, che permette di adottare un albero da frutto e poterne poi ricevere i frutti bio a casa propria. Un’azienda agricola condivisa, che permette di coltivare un proprio albero a distanza, di vederlo crescere e soprattutto di riceverne poi a casa i frutti biologici, in modo da poterne godere anche nella sua bontà.
L’idea di Biorfarm sembra essere piaciuta, data la crescita che si è avuta: 7.000 utenti utilizzano il servizio e sono al momento presenti 12.000 di alberi adottati, che hanno dato origine a 60 tonnellate di frutta nel 2018.

Sebbene Biorfarm sia nata come una realtà che opera nel B2C, una grande espansione ha avuto l’azienda del nel B2B, dal momento che molte aziende hanno deciso di adottare degli alberi per poter regalare a clienti e lavoratori i frutti di queste adozioni. Un esempio di questo forte interesse da parte delle aziende è quello di Kellog’s che ha utilizzato il servizio di Biorfarm per promuovere il lancio di una nuova gamma di prodotti bio.
Scopriamo quini qualcosa in più su Biorfarm parlando con Osvaldo a cui l’idea è venuta in mente e che insieme al suo socio ha reso possibile questa proposta.

  • Come è nata l’idea di dare vita ad una start up di questo tipo? Come avete iniziato?

L’idea nasce quando nel 2015 dopo tanti anni fuori per studio e lavoro a Milano decisi di uscire dal contesto aziendale, in cui, in quel momento, sentivo di non avere un vero scopo. Così sono tornato in Calabria a Rossano per aiutare mio padre nella coltivazione biologica di arance e clementine e ho cominciato a vedere con i miei occhi quanto fosse difficile per un coltivatore arrivare a fine mese, dal momento che spesso i soldi che si guadagnano sono sufficienti a coprire le spese. È stato in quel momento che ho deciso di prendere in mano la situazione e di provare a fare qualcosa per aiutare mio padre.
Così con il mio socio abbiamo cercato una soluzione, ma anche per coinvolgere i consumatori in modo da farli stare più vicini al coltivatore, a cui invece volevamo dare guadagni equi. Abbiamo così messo online la prima edizione di Biorfarm in modo che le persone potessero vedere l’albero che si era adottato, la crescita e avere anche la frutta. Il produttore così ha un miglior ingresso economico e le persone invece hanno la possibilità di conoscere davvero la bellezza e la bontà della frutta.

Nel tempo si sono aggiunte altre aziende agricole e siamo stati notati anche da Google, abbiamo vinto così un processo di accelerazione di start up H-farm in Veneto che ci ha aiutati a posizionarsi sul mercato e ci siamo pian piano espansi e lo scorso anno siamo arrivati ad una campagna di crowfunding raggiungendo 200 soci con 300mila euro. Così siamo cresciuti, ora abbiamo 18 aziende agricole e 40 che stanno aspettando il lancio dell’app, lavoriamo anche con Austria adesso.

  • Come funziona il servizio che offrite e quali sono vantaggi per l’ambiente?

Il servizio è molto semplice, gli utenti adottano un albero e creano un campo digitale, seguendo dallo smartphone la crescita dei propri frutti possono andare poi a raccogliere la frutta oppure la possono ricevere direttamente a casa propria. Decide il cliente quanto e quando ricevere questo pacco e il vantaggio per i nostri clienti sono molteplici, perché si ha un gusto vero e che si può provare solo se si ha la possibilità di coltivare quell’albero.
Per l’acquirente oltre la qualità si ha poi la sicurezza e la trasparenza, dato che si conoscono le persone che hanno coltivato il frutto.

I piccoli produttori biologici invece hanno un margine equo e che gli permette di sentirsi gratificati, solo in Italia sono 20mila circa i piccoli agricoltori che ogni anno abbandonano i campi perché non sono sostenibili i costi, un danno enorme per la biodiversità del nostro paese. Attraverso Biorfarm inoltre possono anche raggiungere mercati lontani, un esempio è Giuseppe a Noto che porta i suoi prodotti in tutta Italia adesso. I contadini con questo progetto non solo possono vendere la propria merce a mercati più lontani, ma anche digitalizzarsi e aprirsi a nuove tecnologie.

  • Quali sono le zone in Italia che hanno maggiormente aderito alla vostra proposta? Quali sono gli alberi più adottati?

I produttori sono soprattutto al Sud Italia, dato noi su Biorfarm abbiamo soprattutto frutta e il Sud della penisola è il maggior produttore di frutta. Calabria, Sicilia, Campania, Emilia sono tra le zone dove abbiamo più agricoltori, ma sta per entrare anche Puglia e Friuli. Gli utenti invece sono principalmente al centro nord e ci sono sia aziende che privati, che al momento sono però il numero maggiore dei nostri utenti. Le aziende adottano i campi per avere la possibilità di dare questa frutta come benefit ai dipendenti o ai clienti.

Arance, mele e albicocche sono gli alberi più adottati, il nostro obiettivo però è quello di espandere il servizio e di permettere poi di acquistare anche ortaggi biologici, mettendo in contatto produttore e consumatore.

  • Attualmente Biorfarm spedisce, oltre che in Italia, anche in Belgio, Olanda, Francia e Germania, quali sono i Paesi che hanno risposto meglio a questa proposta? Pensate di estendere anche ad altre aree europee l’invio di frutta bio?

Abbiamo aggiunto questi paesi per richiesta di utenti italiani all’estero, noi non vogliamo scalare il modello portandolo all’estero, ma vorremmo provare a sviluppare realtà come quelle che si sono sviluppate in Italia anche in altri paesi, per cercare di sviluppare il contatto tra produttore e utente anche in altre paesi.
Stiamo facendo un test attualmente in Austria con miele, mele e uva e questa proposta sta rispondendo molto bene, c’è molto interesse, quindi potrebbe essere accettata bene anche in altre zone europee.

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Ambiente

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