L’avvento del nuovo premier Modi ha cambiato volto all’India, che nei mesi precedenti aveva sofferto non poco l’avvio del tapering negli USA e i problemi macroeconomici derivanti da un eccessivo deficit delle partite correnti. Ora la situazione appare decisamente sotto controllo e il paese si appresta nuovamente ad attrarre capitali esteri. E’ ciò che pensa Goldman Sachs, la super-banca d’affari newyorkese che ha inserito l’India tra i mercati emergenti maggiormente in grado di richiamare l’attenzione degli investitori internazionali nel 2015 insieme a Messico e Indonesia.
La rupia indiana si sta stabilizzando sempre più nei confronti del dollaro americano, mentre i tassi sui titoli di stato sono scesi sui minimi da oltre un anno all’8,3%. L’aspetto più interessante per la terza economia asiatica, però, è la frenata dell’inflazione, che a settembre è diminuita al 6,46% ai minimi degli ultimi due anni. La discesa dei prezzi al consumo è stata favorita dal crollo della quotazione del petrolio sui mercati internazionali: negli ultimi 4 mesi è avvenuto un calo superiore al 30%. New Delhi importa l’80% del greggio di cui ha bisogno, per cui il crollo dei prezzi energetici è un toccasana per un paese storicamente in lotta continua contro l’aumento dell’inflazione.
Il calo dell’indice dei prezzi al consumo dovrebbe presto spingere la Reserve Bank of India a rivedere la sua strategia di politica monetaria, dopo che il governatore Raghuram Rajan aveva alzato i tassi di interesse fino all’8% dal settembre dell’anno scorso al gennaio del 2014 proprio per far fronte al costante incremento dell’inflazione, oltre che al tapering annunciato dalla Federal Reserve nella primavera del 2013. Il tasso di inflazione in India resta ancora sopra al target fissato dalla banca centrale indiana, ma nei prossimi mesi non va escluso un cambio di rotta nella strategia sui tassi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA