Telecom Italia: il futuro è spagnolo, il controllo da parte di Telefonica è a un passo

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Con il patto dei soci in scadenza, Telefonica è ad un passo del pieno controllo di Telecom Italia. Ecco le prospettive per la più importante telco italiana.

Si profila un mese di giugno decisivo per il futuro di Telecom Italia. Il patto di controllo che lega i soci a Telco è in scadenza e, dopo mesi di stallo, la lunga lotta tra la compagnia spagnola Telefonica, gli azionisti italiani di Telecom e il governo sembra ormai prossima alla fine.

"Credo proprio che lo scioglimento di Telco sarà a giugno” ha detto oggi il consigliere di Mediobanca e TelecomItalia Tarak Ben Ammar, che ha aggiunto: “Mediobanca ha sempre detto che vuole uscire. Non parlo a nome del Cda di Mediobanca, ma è la logica.

Mediobanca non ha la vocazione per rimanere azionista in un patto”. Nei giorni scorsi, inoltre, anche il Presidente di Generali Gabriele Galateri di Genola, aveva sottolineato come l’apertura della “finestra tecnica” nella seconda parte di giugno da la possibilità di sciogliere il patto Telco.

Telco è la holding italo-spagnola che controlla Telecom Italia dal 2007, quando la cordata acquisì Olimpia – Holding di Marco Tronchetti Provera – e il 22,4 del capitale dell’azienda. Primo azionista di Telco è Telefonica, con il 66%; Generali possiede il 19,3% del capitale, mentre Mediobanca e Intesa Sanpaolo detengono il 7,3% ciascuno. In caso dello scioglimento del patto, Telefonica salirebbe al 15% di Telecom Italia, divenendone l’azionista di riferimento.

Il progressivo aumento delle quote di Telefonica in Telecom era cominciato nel settembre dello scorso anno, quando i soci italiani di Telco avevano deciso di cedere le loro quote alla compagnia spagnola e di attendere la fine del patto per lasciare agli spagnoli il pieno controllo dell’azienda.

In questi mesi però, le decisioni dei soci di Telco hanno suscitato la reazione sia dei soci esterni al patto – come Marco Fossati, azionista in Telecom con il 5% - e sia del governo italiano. Il governo, in particolare, teme che la cessione dell’azienda telefonica - che gestisce in quanto ex monopolista la rete (cavi, ripetitori, centraline, etc.) - ad un gruppo straniero possa rappresentare un problema sia per quanto riguarda la libera concorrenza del mercato e sia per la sicurezza nazionale. Non a caso, nel settembre scorso l’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta prima e il presidente del Copasir Giacomo Stucchi poi avevano espresso alcune perplessità sull’operazione di cessione: “Non vogliamo perdere gli assetti strategici dell’operazione – disse Letta in un intervista a Bloomberg - Non è un problema di nazioni, ma un problema di interessi strategici”.

Oltre ai problemi interni italiani, continua a pesare sul futuro di Telecom e Telefonica anche la “questione Brasile”. Nel paese sudamericano Telecom è proprietaria di Tim Brasil, mentre Telefonica di una sua concorrente, VIVO. Nel caso Telefonica divenisse azionista di riferimento di Telecom, l’azienda spagnola, secondo l’Antitrust brasiliano, otterrebbe una posizione di mercato dominante e sarebbe pertanto costretta a cedere una delle due società. Secondo fonti brasiliane, Telefonica sarebbe in trattativa con altri due gruppi di telefonia mobile del paese per comprare e poi smembrare gli asset di Tim Brasil, ma per adesso nessuna notizia è stata confermata né da Telefonica e né dall’antitrust brasiliano.

L’unica cosa certa è che la scadenza del patto Telco imprimerà un’accelerazione sia alla vicenda Tim Brasil e sia a quella Telecom, pronta oramai a diventare spagnola prima della fine dell’estate.