Grecia: default improbabile, resterà nell’euro (Credit Suisse)

Nicola D’Antuono

01/06/2015

Alla banca d’affari svizzera sono convinti che non ci sarà nessuna Grexit e nessun fallimento di Atene; anzi, i bond greci raddoppieranno il loro valore nei prossimi mesi

Grecia: default improbabile, resterà nell’euro (Credit Suisse)

A pochi giorni dalla scadenza della rata del debito da 300 milioni di euro a favore del FMI, la situazione finanziaria della Grecia resta sempre poco chiara. Ancora non si sa se Atene dispone dei fondi necessari per far fronte ai propri impegni nei confronti dei creditori, in particolare BCE e FMI, facendo così mantenere elevato lo stato d’allerta sui mercati in vista di un default o addirittura di un’uscita dall’area euro.

Tuttavia, secondo William Porter, responsabile dell’European credit strategy di Credit Suisse, alla fine sarà raggiunto un accordo per non far fallire la Grecia e per evitare una sua clamorosa uscita dalla moneta unica. L’esperto, intervistato da Il Sole-24 Ore, ritiene che dopo l’accordo ci sarà un boom dei titoli di stato greci, che potrebbero più che raddoppiare il loro valore passando dall’attuale livello di 50 a 90.

Porter è convinto che l’intesa sia imminente e che esiste il 75% delle probabilità che si concluda tutto nelle prossime settimane. Lo specialista della banca d’affari elvetica è certo che il rischio di un collasso finanziario della Grecia sia attualmente stimabile soltanto al 5%, configurandosi come un “tail-risk”. Lo specialista di Credit Suisse ricorda che “un default greco avrebbe ripercussioni sistemiche, soprattutto per gli investimenti esteri che si stanno orientando verso Spagna e Italia”.

Secondo Porter la bancarotta della Grecia implicherebbe che tutto il lavoro fatto dalla BCE in questi ultimi anni andrebbe perso, per cui appare improbabile che Draghi & co. lascino fallire Atene. Infatti l’esperto ritiene che “il default della Grecia avrebbe un impatto sistemico sui paesi europei altamente indebitati, in quanto l’Europa diventerebbe un luogo che non accorda il tempo necessario per risolvere il problema del debito pubblico attraverso il ritorno della crescita”.

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