Giornali e Rai in declino, Whatsapp batte SMS: l’Italia secondo i dati Agcom

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L’Agcom pubblica i dati relativi a settembre 2016: scompaiono gli sms cannibalizzati da Whatsapp, calano gli ascolti della Rai così come le vendite di quotidiani e periodici.

L’Agcom fotografa come sono cambiate le abitudini degli italiani. L’Agenzia infatti ha comunicato l’esito dell’indagine dell’Osservatorio sulle Comunicazioni relative a settembre 2016, confrontandole poi con lo stesso periodo degli scorsi anni.

Quello che viene fuori dai dati dell’Agcom è il ritratto di un’Italia che sta cambiando nelle sue abitudini e nei suoi comportamenti, sempre più proiettata verso il web e le nuove forme di intrattenimento, a discapito dei media tradizionali e generalisti.

Dopo essere stata a lungo tra i fanalini di coda in Europa per quanto riguarda la banda larga, il bel paese si scopre ora famelico di una connessione veloce. Una voglia di web che da quanto emerso dall’analisi pubblicata dall’Agcom sta mandando in pensione gli sms, la TV generalista ma anche i servizi postali classici.

Dati Agcom: cresce la banda larga, Whatsapp cannibalizza gli sms

Finalmente anche l’Italia accelera in materia di banda larga. I dati Agcom in questo senso sono chiarissimi: le connessioni broadband rappresentano il 48,5% del totale, delle quali il 12,8% oltre i 30 Mbit. A fare da padrona tra gli operatori c’è sempre Telecom, con il 46% dei contratti, anche se perde l’1% rispetto ad un anno fa. Crescono invece Vodafone e Fastweb nelle connessioni a banda larga, aumentando la propria fetta rispettivamente del 0,5% e del 0,2%.

In generale, tra tutte le tipologie di connessioni, Telecom mantiene sempre la più ampia fetta del mercato, anche se in calo del 2,3%, attestandosi al 56,2% del totale dei contratti internet. A seguire la stabile Wind con il 13,4%, assieme alle crescenti Fastweb all’11,5% (+0,7%) e Vodafone all’11,2% (+0,8%). In aumento anche Linkem che sale all’1,8% (+0,4), che ha la stessa percentuale di crescita degli altri operatori che si spartiscono il rimanente 3,4% del mercato.

Molto indicativo poi è il crollo dell’uso degli sms. A settembre 2012 i classici messaggi avevano raggiunto il loro apice, 72,2 miliardi, mentre nell’ultimo anno sono stati soltanto 17,8 miliardi quelli inviati. Un crollo del 75% dovuto allo spopolare di Telegram e soprattutto Whatsapp, che stanno mandando in pensione i vecchi sms. Fatto questo dovuto anche all’aumento dei cellulari con connessione internet, che ora toccano i 53 milioni di unità con un aumento del 9,7% rispetto al 2015.

Altro dato che ci fa la spia su come il web stia sostituendo alcuni canali tradizionali è quello riguardo ai servizi postali e ai corrieri espresso. Se i primi sono in calo del 3,8% i secondi, invece, aumentano dell’8,1%. Tutto questo dovuto soprattutto al grande boom sia di Amazon che dell’e-commerce in generale.

Dati Agcom: scendono gli ascolti Rai, crollano i giornali

Da settembre 2012 a quello 2016 la Rai ha perso il 5,4% di quote di ascolto nel giorno medio. I dati Agcom parlano chiaro, con l’azienda di viale Mazzini che ormai è stata quasi raggiunta da Mediaset, in calo anch’essa però dell’1,6% rispetto al 2012 ma in ripresa rispetto allo scorso anno. In totale la Rai si conferma essere la più vista con il 34,4% del totale degli ascolti, seguita da Mediaset con il 32,3%.

In crescita tutte le altre. Sky si assesta all’8,7% del totale degli ascolti (+1,2% rispetto al 2015), con Discovery stabile al 6,9% dopo il grande boom degli scorsi anni (+5,1 rispetto al 2012). Cresce anche La7 con il suo 4% della fetta degli ascolti (+0,5 rispetto al 2015).

A settembre 2016 sono state invece 2,6 milioni le copie dei quotidiani vendute mediamente ogni giorno. Un calo del 9,5% rispetto al settembre 2015 quando le copie vendute invece erano state 3,1 milioni. Se poi pensiamo che nello stesso periodo del 2011 le vendite giornaliere si attestavano sulle 4,8 milioni di copie, il calo da allora è stato quasi del 45%.

Un dimezzamento quello dei quotidiani che non è stato compensato dall’acquisto da parte dei fruitori delle versioni online. La crescita c’è (+4,8% rispetto al 2014) ma le entrate sono ancora troppo esigue per compensare le perdite della diminuzione delle vendite delle copie cartacee.