Ancora in difficoltà il dollaro statunitense, che deve fare i conti con la liquidazione di grosse posizioni long aperte nei mesi scorsi durante il bull market. E poi c’è sempre l’incognita tassi USA: a quando il primo rialzo?
Sul forex il dollaro americano continua a mostrare una certa debolezza, a causa per lo più dell’incertezza relativa al timing sui tassi di interesse negli Stati Uniti. Lo scorso anno gli analisti finanziari erano convinti che il primo ritocco all’insù potesse avvenire prima dell’estate del 2015, ma le indicazioni della FED da inizio anno hanno fatto propendere per un netto cambiamento delle aspettative sui mercati internazionali. Ora il primo rialzo del costo del denaro da parte dell’istituto monetario di Washington è stimato tra fine 2015 e inizio 2016.
I policy makers americani stanno cercando di rinviare il più possibile la stretta sui tassi, dopo aver chiuso lo scorso anno l’esperienza pluriennale del quantitative easing. Il timore è quello di creare il panico sui mercati, scatenando vendite incontrollate su azioni e bond saliti su valori eccezionalmente alti in questi lunghi anni di allentamenti monetari praticati dalle principali banche centrali. Tuttavia, considerando i forti miglioramenti dell’economia, la FED prima o poi dovrà pur cambiare strategia e iniziare a normalizzare la sua politica monetaria.
Sul forex il tasso di cambio euro/dollaro quota sopra 1,12, ma il 7 maggio scorso aveva sfiorato quota 1,14 raggiungendo i top da oltre due mesi. Gli analisti valutari credono che possa esserci un ulteriore rally fino a 1,15 o addirittura 1,20, in caso di debolezza prolungata del biglietto verde. La valuta americana paga anche la chiusura di grosse posizioni long, decisamente fisiologiche se si osserva quanto è riuscito ad apprezzarsi il greenback nell’ultimo anno. Il cambio dollaro/yen resta, invece, ancorato a quota 120, mentre il cambio Gbp/Usd sta recuperando alla grande dopo le elezioni nel Regno Unito (passando da 1,45 a 1,57 in un mese circa).
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