Finanziamento pubblico ai partiti: abolizione vera o demagogia?

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Il finanziamento pubblico ai partiti è stato abolito, ma è davvero così? Sulla questione piovono critiche e pare esserci solo una certezza: con questa legge ha vinto la demagogia.

Il finanziamento pubblico ai partiti è stato abolito. Ma si può parlare di un’abolizione vera?

In un articolo di oggi del Corriere il giornalista Gian Antonio Stella cerca ancora una volta di smascherare le mezze verità della Casta. C’è qualcosa di sospetto e non solo per Stella, anche per il M5S che ha più volte definito il provvedimento «legge truffa», chiamandolo ora «Bugia n. 1 di Renzi» e insistendo non solo su un’abrogazione immediata, ma anche sulla restituzione integrale dei 2,7 miliardi di euro percepiti illegittimamente dalla politica dal 1994, visto che il voto dei cittadini al referendum del 1993 è stato completamente ignorato per anni, per più di 20 anni, giocando con le parole: finanziamenti, rimborsi elettorali e simili.

Innanzitutto riassumiamo in 3 punti le novità:

  • i contributi ai partiti vengono ridotti gradualmente:
    - -25% nel 2014;
    - -50% nel 2015;
    - -75% nel 2016;
    - -100% nel 2017 (i contributi ai partiti saranno azzerati completamente);
  • sarà possibile destinare contributi privati in misura non superiore a 100.000 euro l’anno e versare il 2x1000 IRPEF ai partiti (il 2x1000 di coloro che non scelgono nessun partito resta all’Erario);
  • viene introdotta una detrazione fiscale per le erogazioni liberali in denaro (tracciabili ed identificabili) in favore dei partiti da parte delle persone fisiche, ma non oltre il 26% e per la fascia da 30 a 30.000 euro.

Un’abolizione tra sospetti e bugie?

Finanziamento pubblico ai partiti: quali sono i punti oscuri di quest’abolizione?

  • come mette in luce Stella, nonché redattoresociale.it, resta il fatto che donare dei soldi ai partiti sarà più conveniente che donarli alle onlus (la ricerca sulle malattie vale meno di un partito che non rappresenta i miei interessi?);
  • secondo il giornalista poi la trasparenza resta un ostacolo ancora da abbattere;
  • a meno che ci sia un errore di comprensione, l’abolizione prevede l’esclusione dei «furbetti» dall’elenco dei beneficiari del 2x1000. Si ma i soldi indebitamente incassati andranno restituiti? Pare di no...

Sul provvedimento piovono critiche. Il prof. Roberto Perotti su LaVoce.info parla di una truffa poiché il costo a carico dei contribuenti sarà lievemente inferiore a quello attuale. Inoltre:

«La prima cosa da notare è che i soldi ricevuti dai partiti attraverso il 2 per mille non sono un regalo deciso da privati: sono a carico di tutti i contribuenti. Il motivo è che il 2 per mille è di fatto una detrazione al 100 percento dall’ imposta dovuta. Se lo stato raccoglieva 10.000 euro in tasse per pagare sanità e pensioni, e ora un contribuente destina 1 euro a un partito attraverso il 2 per mille, tutti i contribuenti nel loro complesso dovranno pagare 1 euro di tasse in più per continuare a pagare pensioni e sanità».

L’ex capogruppo al Senato del M5S, Nicola Morra, aggiunge:

"Il trucco consiste nel trasformare il finanziamento da diretto in indiretto, è semplicemente un gioco linguistico. A conferma di ciò i 91 milioni di euro l’anno stanziati per i cosiddetti rimborsi elettorali adesso sono trasformati in: 45 milioni per il 2 per mille (il 2 per mille sono tasse già versate, che potrebbero essere destinate a sanità, istruzione, riduzione del cuneo fiscale ad esempio); 15 milioni circa per le misure di sostegno a favore dei lavoratori dei partiti eventualmente licenziati; 9 milioni circa l’anno per spese postali legate alle comunicazioni individuali che i partiti possono fare per segnalare la facoltà di versare il 2 per mille (qui la chicca è che per il 2014 la quota destinata per il 2 per mille è di 7,5 milioni, ma se ne spenderanno 9 per comunicare questa possibilità ai contribuenti)”.

Insomma il profumo di demagogia è forte su quest’abolizione:

  • perché non abolire subito, ma dal 2017 con tutta la possibilità di ripensamenti e cambiamenti del caso?
  • le donazioni, a causa delle detrazioni fiscali, pesano ancora sullo Stato (cambia la forma del finanziamento da diretto a indiretto, ma non la sostanza). Quanto sarà allora l’effettivo risparmio?

A quest’ultima domanda abbiamo risposto con gli interventi citati e, intanto, un dubbio si fa strada: chissà che dopo ben 3 Premier non eletti (Monti, Letta, Renzi), i partiti si abitueranno, anzi si sentiranno anche giustificati a procedere con questa prassi, visto che c’è stata una «terribile abolizione» dei finanziamenti a danno delle loro casse.

Ha vinto la demagogia?

Ha vinto ancora una volta la demagogia? Si. Il problema è che la politica perde colpi anche in questo: quale cittadino crederà che questa abolizione al finanziamento pubblico ai partiti rappresenti una svolta epocale dal momento che dal 2008, inizio della crisi, sono cambiati 5 governi (Governo Prodi II, dal 17 maggio 2006 al 6 maggio 2008, Governo Berlusconi IV, dall’8 maggio 2008 al 16 novembre 2011, Governo Monti, dal 16 novembre 2011 al 27 aprile 2013, Governo Letta dal 28 aprile 2013 alle dimissioni del 14 febbraio, Governo Renzi di prossimo insediamento), per non parlare della doppia elezione di Napolitano, che non hanno fatto nulla di incisivo per uscire da questa drammatica situazione se non accusarsi a vicenda e sventolare nell’occasione giusta la bandiera del populismo? Cosa interessa ai cittadini di un provvedimento che sarà operativo dal 2017 quando i problemi reali ci sono oggi, nel 2014?

Da quanto tempo l’Italia non ha un Governo che dura per tutti gli anni previsti dal mandato? Il Governo più longevo degli ultimi anni è stato quello Berlusconi II, durato dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005, neanche 4 anni. E parliamo del più longevo della storia della Repubblica Italiana (guarda i governi dal 1943 ad oggi).

Perché in Italia continuano a succedersi governi che non hanno tempo di concretizzare nulla? Per la smania di potere. Inutile dire che a farne le spese sono i cittadini che stanno vivendo la crisi più nera dal secondo dopoguerra, sia sul versante economico, sia su quello sociale, sia su quello democratico e politico: a che serve la legge elettorale italiana se non la si usa?

E ora i cittadini dovrebbero essere entusiasti di una legge che è stata varata da un Parlamento che nessuno ha eletto? Non si può dire che in Italia manchi il senso dell’umorismo.