Eurozona: i debiti delle PMI mettono in allarme il settore bancario

Riccardo Lozzi

21 Gennaio 2021 - 17:30

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Il settore bancario dell’Eurozona è minacciato dalla possibile crisi si insolvenza delle PMI europee. A rischio sopratutto Italia, Grecia e Portogallo.

Eurozona: i debiti delle PMI mettono in allarme il settore bancario

I debiti delle piccole e medie imprese potrebbero mettere a grave rischio la tenuta delle banche dell’Eurozona. A causa delle misure restrittive per contrastare il contagio di coronavirus, infatti, metà delle aziende europee va verso il fallimento, minacciando di causare un terremoto del comparto bancario del vecchio continente.

Le stime mostrano che le PMI hanno contratto prestiti per un valore totale di 2 trilioni di euro, rappresentando il 40% dell’intero portafoglio degli istituti di credito europei. Un’ondata di insolvenze da parte di questi player potrebbe raggiungere 1,4 trilioni di euro, causando una crisi potenzialmente peggiore di quella del 2008.

Uno scenario che mette in allarme il piano di ripresa economica dell’Unione Europea nel prossimo futuro, costringendo la Commissione e i governi nazionali a dover affrontare contemporaneamente i pericoli da debito pubblico e privato.

Eurozona: i debiti delle PMI mettono in allarme il settore bancario

Le società con meno di 250 dipendenti rappresentano il 99,8% del totale dell’Eurozona e due terzi dei posti di lavoro del settore privato, con la metà dei cittadini europei occupata in aziende con meno di 50 impiegati.

Inoltre, l’80% dei finanziamenti per le PMI proviene dalle banche. Una percentuale maggiore rispetto al 50% degli Stati Uniti, dove sono più frequenti investimenti finanziari più variegati, come private equity, angel investor, leasing, IPO e altri ancora.

Al momento le misure messe in campo dalle autorità pubbliche hanno messo al riparo le banche dai problemi finanziari di queste compagnie, ma, secondo diversi analisti, le minacce sarebbero solo rimandate.

Infatti, diversi istituti finanziari hanno aumentato negli ultimi anni la propria esposizione a queste operazioni, poiché, a differenza di altri investimenti, garantivano interessi più alti, correlati ai rischi della maggiore fragilità del settore.

Maggiori pericoli per Italia, Grecia e Portogallo

I maggiori pericoli riguardano in particolare le economie dei Paesi del Sud Europa, primi tra tutti Italia, Grecia e Portogallo, nei quali oltre un quarto dei prestiti sono destinati a piccole e medie imprese, rispetto all’11% della Germania.

In particolare, in Italia, questi costituiscono, rispettivamente, il 30% e il 50% del portafoglio dei finanziamenti di Unicredit e di Intesa Sanpaolo. I vertici delle due maggiori banche del nostro Paese rassicurano comunque sulla solidità e i buoni tassi di rendimento di questi crediti.

In Portogallo si arriva a quote ancora maggiori, con il 70% del totale dei prestiti per aziende emessi nei confronti di società di piccole dimensioni.

La situazione rischia quindi di precipitare se l’attuazione da parte dei Paesi membri del piano di investimenti del Recovery Fund, approvato dalla Commissione Europea, non sarà efficace nel permettere alle PMI di riuscire a sopravvivere dalla peggiore crisi economica dal secondo dopoguerra.

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