L’uragano Sandy ha trascinato la costa orientale degli Stati Uniti in una spirale di morte e distruzione. Nel New Jersey si contano i danni e New York vive un «day after» quasi paragonabile a quello dell’11 settembre. E’ in questo clima che Obama e Romney si contendono la Casa Bianca a 4 giorni dalle elezioni USA 2012.
Bloomberg ed Economist dalla parte di Obama
Aumentano gli endorsement per Obama dopo il passaggio dell’uragano Sandy. Il più autorevole, senza alcun dubbio, è quello del sindaco di New York Michael Bloomberg. Con un passato nei democratici e nei repubblicani, ora Bloomberg si dichiara indipendente. Sconvolto dalle devastanti conseguenze dell’uragano Sandy nella sua città, Bloomberg ha riscoperto la sensibilità per la questione ambientale. E nonostante Obama sia stato criticato dagli ecologisti più convinti per i mancati impegni sul fronte ecologico da lui a suo tempo promessi e annunciati, Bloomberg non ha dubbi: Obama tiene all’ambiente, Romney no. Per questo si è schierato ufficialmente dalla parte dell’attuale presidente.
Una decisione in controtendenza quella di Bloomberg, che 4 anni fa non dette il suo appoggio a nessuno. In un articolo su Bloomberg View ha spiegato che è stato proprio l’uragano Sandy a fargli cambiare idea. Non che la sua scelta di schierarsi con Obama cambi molto le carte in tavola, visto che New York, così come 4 anni fa, risulta già ampiamente schierata dalla parte dell’attuale presidente.
«Il nostro clima sta cambiando», ha affermato Bloomberg «e anche se l’aumento dei fenomeni meteorologici che abbiamo sperimentato a New York City potrebbe essere o non essere collegato al riscaldamento globale, il rischio che lo sia dovrebbe imporre ai leader eletti azioni immediate per limitarlo». E in questo modo Bloomberg ha premiato Obama dove gli ambientalisti non sono riusciti, incensando la regolamentazione sulla riduzione delle emissioni dei gas di scarico e sull’efficienza dei carburanti derivanti da combustibili, a cui si aggiunge il peso non indifferente del monitoraggio sulle centrali a carbone.
Bloomberg non ha evitato critiche all’attuale Romney, diverso rispetto al 1994 o al 2003, quando era molto più sensibile rispetto a certe tematiche, come «immigrazione, controllo delle armi, aborto e sanità».
Un altro autorevole endorsement per Obama è arrivato dall’Economist, che ha affermato di schierarsi per la seconda volta con Obama, poiché è riuscito, in questi 4 anni, a «fermare tutto prima che la situazione peggiorasse definitivamente», e dichiarando inoltre Romney «inadatto all’incarico».
Gli effetti e i numeri dell’uragano Sandy sulle elezioni americane
Insomma, a quanto si può vedere l’uragano Sandy, pur seminando morte e terrore, sta dando una bella mano a Obama, che negli ultimi giorni ha abbandonato la propria campagna elettorale per far fronte all’emergenza, ricevendo da più parti sentiti ringraziamenti dai governi degli Stati (come il governatore repubblicano del New Jersey) e monitorando al meglio possibile la situazione. Senza considerare che Sandy è passato in 4 swing States (North Carolina, Virginia, Pennsylvania e New Hampshire), i quali hanno vivamente apprezzato le azioni di Obama per controllare l’emergenza. E infatti, anche gli ultimi sondaggi lo hanno premiato: secondo un sondaggio condotto da Washington Post/ABC, il 78% degli americani è soddisfatto di come Obama ha amministrato l’emergenza.
Tutto il contrario per Romney, che in Virginia ha puntato l’attenzione sul tema economico, affermando che Obama trascinerà gli Stati Uniti in un finale uguale a quello di Italia e Spagna, e che è stato duramente criticato per una raccolta fondi da destinare alle vittime dell’uragano, organizzata senza l’ok della Croce Rossa, che ha definito l’operazione alquanto inutile al momento.
Il bilancio (provvisorio) dell’uragano Sandy conta 90 morti solo negli Stati Uniti, mentre più di 60 sono le vittime della tempesta che si è scatenata ad Haiti e Cuba. Manca l’energia elettrica in almeno 12 Stati e i danni sono stati devastanti.
New York è stata la città che ha contato più vittime (circa 40, ma la cifra potrebbe aumentare), e nei quartieri devastati si continua a lavorare incessantemente per riportare alla luce i sopravvissuti.
Anche a livello di trasporto le cose si fanno molto complicate, visti i pochi distributori di carburante aperti e il numero limitato dei servizi di trasporto pubblico disponibili.
Election Day verso il rinvio?
E c’è già chi parla di rinvio dell’Election Day: le cause che indurrebbero a un ripensamento sulla data del 6 novembre derivano dai guasti all’elettricità, e visto che in molti Stati si vota mediante sistema elettronico, i problemi relativi al voto potrebbero essere di portata non indifferente.
La data del voto, in effetti, si potrebbe cambiare (lo stabilisce una legge del 1845), ma solo il Congresso può decretare un mutamento che nella storia delle elezioni americane non è mai successo.
L’impressione, al momento, è che si farà di tutto affinché si rispetti l’Election Day già prestabilito.
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