Dollaro re del forex su attese di aumento tassi e di economia in espansione

Nicola D’Antuono

22 Settembre 2014 - 07:12

Il super-dollaro continua a macinare guadagni, favorito anche dalle politiche monetarie ultra-accomodanti delle altre banche centrali e dal buon andamento dell’economia USA

Dollaro re del forex su attese di aumento tassi e di economia in espansione

Il dollaro statunitense resta la valuta più acquistata sui mercati internazionali, come dimostrato dal boom del Dollar Index volato fino in area 85 con una serie di rialzi settimanali che hanno evidenziato la miglior striscia positiva su base weekly dal 1997. L’indice del dollaro americano misura la forza del biglietto verde nei confronti di un paniere di sei valute, dove il peso maggiore viene dato all’euro (quasi il 58%, poi figurano yen, sterlina, dollaro canadese, franco svizzero e corona svedese). La straripante ascesa del dollaro viene spiegata dagli esperti del forex come la conseguenza più ovvia dell’attuale strategia di politica monetaria della FED, che da ultra-espansiva si appresta a diventare restrittiva, ma anche del miglioramento dell’economia a stelle e strisce.

La Federal Reserve ha già ridotto il piano di quantitative easing a 15 miliardi di dollari dai precedenti 85 miliardi di fine anno scorso, mentre i tassi di interesse dovrebbero iniziare ad aumentare nel corso della prima parte del 2015. La tempistica della stretta sui tassi dipenderà anche dall’andamento di alcune variabili macroeconomiche fondamentali come il pil, il mercato del lavoro e le aspettative di inflazione. Da questo punto di vista i segnali sono molto incoraggianti, anche se bisogna sottolineare che la locomotiva economica americana ha commesso più di un passo falso negli ultimi mesi. La forza del greenback può essere spiegata anche con la politica monetaria delle altre banche centrali, in primis BCE e BoJ.

In Europa lo scenario deflattivo ha imposto all’Eurotower la messa a punto di misure monetarie ultra-accomodanti quali il taglio dei tassi di riferimento allo 0,05%, del tasso sui depositi a -0,2% e l’introduzione di una serie di operazioni sulla liquidità (T-Ltro, acquisti di Abs e covered warrant). Il cambio euro/dollaro è precipitato da 1,40 circa a 1,28 nel giro di quattro mesi e mezzo, toccando i livelli minimi di luglio 2013. Secondo gli specialisti del forex il cambio potrebbe reagire dal supporto chiave di 1,2750, ma nel medio-lungo periodo le aspettative sono per un ulteriore calo fino a 1,20. Per fine 2014 la maggior parte degli esperti stima un cambio al di sotto di quota 1,30.

Il dollaro è fortissimo soprattutto sullo yen, nei confronti del quale sono stati aggiornati i massimi più alti degli ultimi 6 anni. Il cambio dollaro/yen, che due anni fa quotava poco sopra 77, è volato quasi fino a 109,50. Alcuni analisti valutari ritengono che il fair value si aggiri tra 110 e 115. Il biglietto verde dovrebbe muoversi ancora un po’ al rialzo contro le valute oceaniche, anche se qui ha già fatto tanta strada, mentre è tutto da decifrare il cambio sterlina/dollaro, che potrebbe comunque scendere momentaneamente sotto 1,60 nonostante la vittoria degli unionisti nel referendum sull’indipendenza della Scozia. Ad ogni modo il pound ha senza dubbio maggiori probabilità di ripresa sul dollaro, rispetto a valute come euro e yen che dovrebbero soffrire ancora molto a causa della politica monetaria ultra-espansiva rispettivamente di BCE e BoJ. La Banca d’Inghilterra potrebbe infatti alzare il costo del denaro prima della stessa FED, all’inizio del 2015.