Nigel Paul Farage è senza alcun dubbio uno dei principali pionieri anti-euro senza peli sulla lingua a cui molti anti-europeisti, anche nostrani, fanno letteralmente un baffo. Farage non ha lesinato critiche all’Unione europea, all’euro(truffa) e ai governi fantoccio che sono stati messi a capo dei Paesi per volere della troika. Leader dell’UKIP e deputato europeo, Farage ha conquistato visibilità grazie ad alcune dichiarazioni rilasciate al Parlamento europeo, e anche in Gran Bretagna il suo partito sta acquistando sempre più consensi.
Gli interventi più noti di Nigel Farage
Nigel Farage è infatti uno strenuo difensore delle sovranità nazionali e il suo più famoso intervento è stato quello rilasciato al parlamento europeo il 16 novembre 2011, in cui denunciò il «golpe europeista» avvenuto in Italia e in Grecia e accusò Herman Van Rompuy di non avere il diritto di decidere per mezzo miliardo di persone.
In un altro intervento, il 22 maggio 2012, ha dichiarato esplicitamente che l’unica soluzione possibile è rappresentata dall’uscita dell’euro, accusando l’euro di aver distrutto crescita e lavoro, invece che supportarlo.
Il 13 giugno 2012, invece, intervenne discutendo animatamente sul prestito da 100 miliardi alle banche spagnole, affermando che il salvataggio del Paese iberico avrebbe affossato l’Italia.
Farage, che ha peraltro affermato che a Bruxelles si sente circondato da «scientologisti», si propone dunque come il leader indiscusso del movimento antieuropeista, avendo dichiarato più volte che gli scopi iniziali prefissati dall’Europa si sono letteralmente capovolti, sfociando in manovre suicide finalizzate ad appannare le speranze della gente, mortificare la crescita e aumentare notevolmente il tasso di disoccupazione (cose che, peraltro, stanno seriamente accadendo).
Esiste davvero un problema Gran Bretagna?
In Gran Bretagna sta accadendo qualcosa di anomalo, ma prevedibile, qualcosa che smentisce le dichiarazioni rilasciate da Mario Monti domenica 23 novembre da Fabio Fazio. Il premier, infatti, aveva focalizzato l’attenzione sul problema Gran Bretagna: «Bisogna che gli inglesi facciano un referendum non sui singoli provvedimenti adottati dagli altri stati membri dell’Ue, ma un referendum nel quale si ponga la domanda fondamentale: volete o no continuare a restare nell’Unione europea? A quel punto sono sicuro che davanti a un piatto così importante in cui vi sono interessi bancari, finanziari e industriali, gli inglesi risponderebbero: ’Sì, per favore’».
Un ragionamento che potrebbe quadrare, ma che risulta in netto contrasto con gli umori attuali del popolo britannico (il 54%, oggi, sarebbe favorevole a uscire dall’Unione europea, mentre solo il 36% desidererebbe rimanervi).
Inoltre è assodato che in Gran Bretagna gli anti-europeisti radicali hanno superato, seppur leggermente, gli anti-europeisti moderati: segno emblematico che il «problema Gran Bretagna», se di problema si tratta, esiste, senza considerare la stima di una crescita esponenziale del movimento, rafforzata dai giovani (tra i 18 e i 34 anni) che si schierano nettamente contro l’Unione europea (71%). L’UPIK di Farage, inoltre, sta guadagnando sempre più terreno su conservatori e laburisti, candidandosi a salire sul gradino più basso del podio dietro i due principali partiti britannici. La forza dell’UPIK sembra risiedere tutta nella tenacia di Farage, che ha respinto al mittente le adulazioni ruffiane dei Tories, dichiarando (anzi, ribadendo) che il loro leader, Cameron, è un incapace.
«L’intera questione europea e le dirette conseguenze sulla vita delle persone saranno più alte nel 2014», ha affermato Farage, ampiamente soddisfatto delle ultime rilevazioni che considerano l’UPIK il terzo partito in Gran Bretagna.
Considerando anche ciò che sta accadendo negli altri Paesi europei (vedi in Italia l’ascesa del Movimento 5 Stelle), siamo proprio sicuri che sia la Gran Bretagna il vero problema?
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