Il caso Grecia non può che non far pensare che la politica di austerity introdotta dalla troika, specialmente per quel che concerne i Paesi più in difficoltà (si vedano anche Italia, Portogallo e Spagna), sia totalmente fallimentare.
L’obiettivo è acquistare sempre più tempo
Ne ha parlato (e ne parla da tempo) anche Paul Krugman, definendola una bomba a orologeria, ma il concetto sembra piuttosto lapalissiano quando ci troviamo di fronte ai numeri di Atene. Più di 2 anni (quasi 3, a dire il vero) di aiuti non hanno portato a nulla, se non a un referendum «politico» per quanto riguarda la permanenza o l’uscita dell’euro, ulteriori manovre lacrime e sangue e un crescendo di tensioni e focolai incrementati dal popolo sempre più affamato che si riversa nelle piazze.
Inoltre, con la Grecia sull’orlo del collasso e i Paesi dell’Europa del Sud che le vanno subito dietro, ora gli occhi della troika si spostano sulla Francia, l’altra tessera del domino a cadere. Secondo l’istituto di ricerca IHS, infatti, sarà proprio l’effetto domino (segnatevi questa parola chiave, scommettiamo che sarà la più usata e abusata del prossimo anno) a contrassegnare il 2013. Dal fantasma della Grecia alle situazioni critiche di Italia e Spagna, l’Europa diventerà ben presto uno zombi affamato di carne umana, e il pasto indovinate un po’ qual è? Ovviamente quelle persone che sono costrette a pagare un aumento delle tasse, mentre il livello di disoccupazione aumenta, i servizi sociali diminuiscono, la crescita è in stallo e gli stipendi, se non restano stabili, si riducono anch’essi.
Come ha scritto Vito Lops ne Il Sole 24 Ore, «siamo passati dal tentativo di salvare un Paese dal default, all’acquisto di tempo a tassi elevatissimi senza la certezza di una via d’uscita (dopo aver già provveduto a una ristrutturazione del debito)». Acquisto di tempo, ne parlarono già economisti e premi Nobel, e ne continueranno a parlare almeno finché non ci sarà la consapevolezza che anche il tempo non è una risorsa rinnovabile e il suo esaurimento avverrà molto presto: lo vedremo, anche questo, sempre nel 2013.
Salve Italia e Spagna, fuori Grecia e Portogallo?
Il danno ormai è stato fatto e il contagio si è largamente e rapidamente diffuso in tutta l’Europa del Sud: cosa succederà adesso? La soluzione sembra a portata di mano, ma dipenderà dai Paesi vicini al fallimento, ovvero Italia e Spagna. Sì, quelle stesse Italia e Spagna che dai maggiori analisti vengono considerati Paesi destinati nel 2013 a trascinare l’Euro in un vortice senza fine. Se Italia e Spagna riuscissero infatti a raggiungere una stabilità economica e a uscire dalle difficoltà, allora si potrebbe procedere al piano B (c’è sempre un piano B), ovvero far accomodare la Grecia fuori dall’Euro.
Ipotesi, questa, che lascia qualche perplessità sulla sua reale ed effettiva messa in pratica, viste le numerose difficoltà che comportano l’uscita di un Paese dalla moneta unica.
Acquistare tempo: è questa, che ci crediate o meno, l’unica reale strategia (piano A, piano B e piano C messi insieme) che la troika sta compiendo. Acquistando tempo si permetterà infatti a Rajoy e a Monti di riequilibrare le carte in tavola e riassestare i Paesi (avete presente le ultime riforme?), in modo tale da valutare un possibile ritorno alle valute nazionali (il ritorno della dracma in Grecia, e perché no, in futuro anche il ritorno della peseta in Spagna e della lira in Italia).
Tuttavia, Grecia e Portogallo sono ai nastri di partenza per quanto riguarda l’uscita dall’Euro: c’è chi prevede che l’anno prossimo sarà quello della Grecia, mentre si dovrà attendere il 2014 perché anche il Portogallo sia fuori. E vogliamo pensare che questo non crei conseguenze sui mercati mondiali? Vogliamo pensare che il «regime controllato» della troika sia così perfetto da poter mettere in atto un piano senza errori di calcolo? Nient’affatto! Perché questo scenario prevede anche il perseguimento delle politiche di austerity, e lo sappiamo tutti che con l’austerity Italia e Spagna non ce la faranno mai a stabilizzare la propria situazione, perché austerity significa «zero crescita».
I numeri choc di Atene
E la situazione greca ormai totalmente fuori controllo, lo sta a testimoniare. Ci vengono in aiuto le parole di Darren Williams, economista di AlliaceBernstein, riprese sempre dal Sole 24 Ore: «Il nuovo programma rappresenta il proseguimento di un approccio che si è dimostrato spettacolarmente fallimentare da applicare», ha dichiarato a proposito del Paese ellenico. In suo aiuto vengono cifre impressionanti: «Il tasso di disoccupazione sarebbe dovuto salire al 15,2% quest’anno e il debito del settore pubblico al 149,7% del Pil nel 2013. I fatti si sono dimostrati ben diversi. Secondo gli ultimi dati, infatti, l’economica greca si è contratta dell’11,7% nel 2010 e 2011, e le proiezioni ufficiali suggeriscono che calerà al 9,9% nel 2012 e 2013. Nonostante questo calo, le prime proiezioni per il mercato del lavoro si sono dimostrate troppo ottimistiche: il tasso di disoccupazione ha raggiunto oggi il 25,4% e continua a salire». «Naturalmente questo programma ha avuto un forte impatto sia sull’economia che sulla popolazione», ha concluso. «Ma ci sono stati dei risultati in termini di miglioramento della sostenibilità del debito? La risposta è negativa. Anziché raggiungere il 149,7% del Pil nel 2013, le ultime proiezioni vedono il debito governativo salire al 191,6% del Pil nel 2014».
Insomma il malato terminale c’è: ora bisogna solo aspettare che gli stacchino la spina e attendere il prossimo paziente. La fila sembra allungarsi ogni giorno di più.
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