Crédit Agricole ha comunicato una perdita di ben 6.5 miliardi di euro nel 2012, registrando un record negativo dal 2001, anno in cui la banca francese è divenuta pubblica. Su questa cospicua flessione hanno pesato diversi elementi, tra cui, in prevalenza l’imposizione fiscale sulla vendita dell’unità greca Emporiki per un totale di 838 milioni di euro, e le svalutazioni per 4,53 miliardi di euro, che hanno visto in predominanza, specialmente nel quarto trimestre 2012, gli asset italiani.
Crédit Agricole penalizzata dall’Europa del Sud
Il 2012 di Crédit Agricole è stato anche enormemente influenzato da da una ingente ridistribuzione delle proprie filiali nell’Europa mediterranea. Attualmente l’istituto francese ha inoltre decretato la sua uscita ufficiale da Intesa Sanpaolo.
E tra le attività italiane paga anche Cariparma, che nell’ultimo trimestre 2012 ha registrato una perdita di 10 milioni di euro e un incremento delle svalutazioni sui crediti.
Nel lontano 2006 Crédit Agricole procede con l’acquisizione di Emporiki per 2.2 miliardi di euro, ma a oggi la banca è stata ceduta simbolicamente al prezzo di 1 euro.
Per ciò che concerne l’Italia, il nostro Paese ha influenzato pesantemente, in negativo, l’ultimo trimestre 2012, dove l’istituto ha totalizzato un rosso di ben 3,98 miliardi (una perdita oltre le previsioni) e ha avviato svalutazioni di avviamenti (852 riguardano l’Italia) per un totale di 2,67 miliardi di euro.
Sul 2012 di Crédit Agricole ha dunque pesato fortemente lo stato recessivo di Italia, Grecia e Spagna, il che ha portato la società francese a ridefinire un «piano di ripresa» per il futuro e, soprattutto, un piano di ridistribuzione territoriale che l’ha tenuta impegnata tutto l’anno.
L’ad di Crédit Agricole, Jean-Paul Chiffet, ha dichiarato: «Il 2012 è stato un anno di trasformazioni. Ora abbiamo voltato pagina e quest’anno metteremo a punto un nuovo piano a medio termine che mostrerà come stiamo andando verso solide fondamenta». Il piano, per ora, prevede una riduzione dei costi per un totale di 650 milioni fino al 2016.
L’utile «normalizzato», hano fatto sapere dai vertici di Crédit Agricole, ha registrato tuttavia una crescita del 10% rispetto al 2011, andando a raggiungere quota 548 milioni.
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