Auto elettriche: dove e come ricaricarle

25 giugno 2020 - 18:49 |

La ricarica dei veicoli elettrici rappresenta uno degli ostacoli alla loro diffusione. Ecco le indicazioni su come e dove gli “E-Driver” possono ricaricare le batterie delle loro auto, dalle colonnine pubbliche al garage di casa.

Auto elettriche: dove e come ricaricarle

Prima che l’incertezza legata alla crisi economica globale da COVID-19 si abbattesse sui mercati e il calo del prezzo del petrolio rendesse ancora più ostico da digerire il passaggio all’elettrico, i dati raccolti dall’associazione dei costruttori auto europei (European Automobile Manufacturers Association) mostravano le vendite delle auto elettriche aumentare in Europa, nel primo trimestre 2020, fino al 6,8% del totale (rispetto al 2,5% dei primi tre mesi del 2019).

Una crescita importante, ma ancora limitata ad una piccola parte del mercato, che si era palesata anche nel nostro Paese dove, nel mese di gennaio, grazie alla nuova ondata di incentivi statali per l’acquisto di una nuova auto elettrica, le immatricolazioni di nuove auto a batteria superavano per la prima volta l’1% di quota di mercato (1,2%). In attesa di capire come evolverà l’attuale situazione economica, che potrebbe rallentare fortemente il già fiacco processo di elettrificazione della mobilità, l’Italia ha incentivato l’acquisto di automobili a basso impatto ambientale, aumentando ulteriormente di 100 e 200 milioni di euro il fondo già destinato all’ecobonus 2020 e 2021.

Tolto il costo elevato, uno dei più grandi ostacoli al passaggio dal motore endotermico a quello elettrico è da sempre la modalità con cui avviene la ricarica dei veicoli a emissioni zero. Come le vetture tradizionali, le auto elettriche hanno bisogno di rifornirsi, non di liquidi, ma dell’energia per caricare le batterie, misurata in kW. Un’operazione che può assumere connotazioni molto differenti, a seconda del luogo in cui ci si trova, del tempo e del tipo di infrastruttura a disposizione e in particolare della capacità di trasmissione di corrente elettrica. Fattori che rappresentano una variabile significativa nella routine dell’e-mobility, soprattutto se confrontata con la facilità con cui oggi possiamo fare il pieno di benzina o gasolio.

Ricaricare un’automobile elettrica attualmente richiede ancora un approccio diverso e un po’ di pazienza in più, ma grazie alla crescita della distribuzione di colonnine di ricarica pubblica, unita alla possibilità di poter installare sempre più facilmente dispositivi privati, la situazione sta evolvendo rapidamente e molto presto i timori legati allo spostarsi con un veicolo elettrico, specie per un viaggio, potrebbero diventare solo un ricordo.
Detto che la ricarica wireless per induzione, tra il suolo e il pianale del veicolo, per quanto già fattibile tecnicamente, richiederà del tempo prima di essere impiegata, gli scenari possibili per la ricarica di una vettura a zero emissioni sono due: quello pubblico e quello privato. Ciascuno include a sua volta varie opzioni.

Ricarica pubblica

Per la ricarica pubblica si utilizzano stazioni che possono avere diversi livelli di capacità, a seconda che forniscano corrente alternata (AC) con potenze tra i 3,5 e i 22 kW o continua (DC). In quest’ultimo caso si arriva addirittura fino a 350 kW, ma già con 50 kW si può rifornire all’80% gli accumulatori di un’auto media in circa 30 minuti.
Ogni singola stazione può essere in grado di ricaricare anche più di un veicolo contemporaneamente e viene identificata come:

  • a potenza standard”, se con una capacità di trasmettere fino a 22 kW di elettricità (indipendentemente se a corrente alternata o continua)
  • a potenza elevata” (solo in corrente continua) oltre i 22 kW. Quest’ultimo si distingue a sua volta in “veloce”, cioè da 22 a 50 kW, e in “ultra-veloce”, cioè oltre i 50 kW.

Dei punti di ricarica pubblici presenti in Italia (14.302 in 7.462 stazioni a maggio 2020), il 73% si trova in aree senza alcuna limitazione di accesso e il restante 27% in spazi privati a uso pubblico, come supermercati e centri commerciali. Rispetto alle rilevazioni di settembre 2019 c’è stata una crescita media del 33%, con un aumento di 1.957 stazioni e l’attivazione di 3.074 nuovi punti di ricarica. Per il futuro ci si augura un’omogeneizzazione della la distribuzione della rete italiana visto che gli ultimi dati confermano una crescita mediamente molto superiore dell’infrastruttura in cinque regioni del Centro-Nord (Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige e Veneto) che complessivamente contano la metà di tutte le stazioni presenti in Italia.

Come trovare le infrastrutture di ricarica? Molti sistemi di navigazione permettono la localizzazione dei punti di ricarica pubblici tenendo a mente l’autonomia del veicolo al momento della ricerca e indirizzando così il guidatore alla colonnina più vicina. Alla stessa maniera, gli operatori di ricarica, attraverso le loro app, consentono d’identificare le proprie infrastrutture e di poter prenotare un rifornimento di energia ed effettuare il pagamento. Esistono poi specifiche applicazioni dedicate alla geolocalizzazione delle infrastrutture per aiutare l’e-driver nella pianificazione del suo viaggio (Chargemap, Nextcharge, OpenCharge, Plugshare).

Ricarica privata

Nei luoghi privati, l’abitazione o il luogo di lavoro, è possibile anche utilizzare una comune presa domestica per ricaricare la propria vettura elettrica, ma nel caso in cui il contratto di fornitura preveda una capacità limitata, 1,5 kW, potrebbe essere necessaria anche più di un’intera giornata per ricaricare completamente l’auto, tenendo a riposo gli elettrodomestici. Meglio optare per una wall box, ovvero una stazione di ricarica compatta che si può installare in un garage privato o in uno spazio condominiale condiviso. I livelli di potenza delle wall box vanno da 3,5 a 22 kW. I tempi di ricarica così scendono sensibilmente, anche a poche ore.
Se si ha a disposizione un box o un’area privata all’interno di un garage condominiale, si possono presentare due situazioni distinte, a seconda di come avviene l’approvvigionamento di energia. Si può scegliere d’installare un contatore elettrico intestato a un singolo soggetto privato inoltrando una comunicazione scritta all’amministratore di condominio, il quale si limiterà a prendere atto della decisione, visto che non servono particolari autorizzazioni. I lavori andranno ovviamente eseguiti a norma di legge. Se invece si optasse per un collegamento alla linea elettrica condominiale, l’amministratore dovrà incaricare un tecnico per effettuare le verifiche del caso. Andrà inoltre installato un contatore di misurazione del consumo di energia sulla diramazione della linea elettrica privata, per addebitare i costi al singolo condomino (o ai condomini) che ne fa uso.

Qualora il punto di ricarica sia collocato in un’area condominiale comune, la domanda scritta che si presenta all’amministratore dovrà essere corredata da un progetto dettagliato. Si dovrà poi attendere l’autorizzazione dell’assemblea di condominio per la delibera, in prima o in seconda covocazione, a maggioranza. La spesa sarà ripartita in base ai millesimi di proprietà. I condomini che non intendono trarre vantaggio dal punto di ricarica sono esonerati da qualsiasi contributo nelle spese. Se in seguito dovessero cambiare idea, potranno utilizzare il punto di ricarica contribuendo alle spese di manutenzione ed esecuzione dell’opera, attualizzate al valore della moneta. Nel momento in cui l’installazione dove essere approvata dall’intero condominio, l’impianto diventerebbe un bene comune condominiale. Se invece entro tre mesi dalla domanda scritta il condominio non dovesse assumere la delibera, il condomino interessato può installare comunque a proprie spese il dispositivo avendo la massima cura nel non danneggiare le parti comuni ne alterare la sicurezza dell’edificio. Dispositivo che non dovrà essere accessibile al pubblico, ovvero installato in un edificio residenziale privato o in una pertinenza di un edificio residenziale privato, riservato esclusivamente ai residenti, e che potrà essere di due tipologie di potenza standard: “lenta”, pari o inferiore a 7,4 kW o “accelerata”, superiore a 7,4 kW e pari o inferiore a 22 kW.

Quanto costa ricaricare l’auto a casa?

Il costo medio percepito dell’energia elettrica ad uso domestico, tra il 2019 e il 2020, è stato compreso tra 0,16 e 0,22 Euro per kWh. In base a questi numeri, per fare il «pieno» di energia a un’auto con un pacco batterie da 50 kWh privatamente si spendono tra gli 8 e gli 11 Euro. Considerando un consumo medio pari a circa 6 km per ogni kWh, la spesa per percorrere 100 km è compresa tra i 2,70 e i 3,70 Euro. Nel caso in cui il punto di ricarica sia collegato ad un impianto fotovoltaico, la convenienza diventa ancora maggiore.

Edifici di nuova costruzione e sgravi fiscali

Dal 2016, come stabilito dal Dlgs 257/2016 è obbligatorio predisporre l’installazione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici negli edifici di nuova costruzione e in quelli oggetto di ristrutturazione profonda. L’obbligo si applica agli edifici a uso diverso da quello residenziale con superficie utile superiore a 500 metri quadrati, così come agli edifici residenziali con almeno 10 unità abitative. A oggi però solo il 5% degli edifici è provvisto di una rete elettrica sufficiente a soddisfare la richiesta di potenza necessaria al rifornimento di energia dei veicoli.
Al fine d’incentivare il potenziamento della rete e l’installazione dei dispositivi di ricarica, il comma 1039 dell’art. 1 della Legge di Bilancio 2019 aveva stabilito una detrazione fiscale del 50% (su un ammontare massimo di 3.000 Euro) delle spese sostenute per l’acquisto e la messa in opera di punti di ricarica posti al servizio esclusivo di condòmini o di singole abitazioni, inclusi i costi per la richiesta di potenza addizionale fino a un massimo di 7 kW.

Oggi, con il DL Rilancio in vigore da maggio, è stato disposto un ecobonus 110% valido per quella categoria di lavori, svolti dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, che garantiscano il miglioramento di almeno due classi energetiche di un edificio. Il super bonus comprende il cappotto termico e gli interventi sulle parti comuni degli edifici (anche unifamiliari), per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione. Interventi coperti dal credito d’imposta del 110% e definiti “trainanti” perché, se effettuati (anche uno solo di quelli citati), portano al 110% lo sgravio per altre attività tra cui rientra proprio la realizzazione delle colonnine per caricare le batterie delle auto elettriche.

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