Appalti: dal commissariamento alla soppressione dell’Avcp. Ma è davvero un ente inutile?

Avcp: il governo decide per la soppressione entro fine anno con successivo assorbimento da parte dell’ente anti corruzione ANAC. Vediamo nei dettagli cosa succederà.

I recenti «scandali tangenti» legati agli appalti Expo a Milano e Mose a Venezia avevano portato diverse voci sui mass media a definire l’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici (Avcp) come un ente inutile da cancellare.

E proprio in questo senso si è orientato il Governo Renzi con il decreto legge messo a punto venerdì scorso sulla riforma della Pubblica Amministrazione e sull’Anticorruzione, che di fatto prevede un immediato commissariamento dell’Avcp attraverso la nomina del Presidente dell’Anticorruzione Raffele Cantone quale Commissario straordinario dell’Avcp.

Quest’ultimo dovrà poi presentare al Presidente del Consiglio dei Ministri, entro il 31 dicembre 2014, un piano per la definitiva soppressione dell’Avcp e per il relativo trasferimento di funzioni e competenze.

Vediamo come.

L’incorporazione ANAC-AVCP

Il piano per la soppressione dell’Avcp comporterà un trasferimento sia di risorse che di competenze dell’Avcp a favore dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac).

Sul piano delle risorse umane, significa che l’Anac, con i suoi attuali 26 addetti, «erediterà» i 330 dipendenti dell’Avcp, ma anche le risorse finanziarie e strumentali proprie dell’Avcp, con una previsione di riduzione delle spese di funzionamento del 20%.

Sul piano delle competenze e funzioni, si prevede il trasferimento all’Anac dei poteri di vigilanza propri dell’Avcp, così come definiti dall’art. 6 del D.lgs. n.163/2006 (Codice dei contratti pubblici), ovvero:

  • vigilanza sul rispetto delle regole della concorrenza e dei principi di correttezza e trasparenza delle procedure di gara, nonchè di economica ed efficiente esecuzione dei contratti;
  • segnalazione al Governo e al Parlamento dei fenomeni particolarmente gravi di inosservanza o di applicazione distorta della normativa sui contratti pubblici;
  • proposte al Governo delle modifiche occorrenti in relazione alla disciplina sui contratti pubblici;
  • accertamenti ispettivi;
  • erogazione di sanzioni pecuniarie ed interdittive.

Ancor più strategico è poi il trasferimento all’Anac delle funzioni di gestione della Banca dati nazionale sui contratti pubblici (BDNCP) istituita nel 2012 in seno all’Avcp come unica banca dati centralizzata di tutti i dati concernenti le Amministrazioni aggiudicatrici, le gare d’appalto indette da ciascuna Amministrazione, le imprese concorrenti, i contratti stipulati.

I buoni propositi di accentramento, in capo alla sola Autorità Anticorruzione, delle funzioni di vigilanza sui contratti pubblici e prevenzione della corruzione nella pubblica Amministrazione vengono poi rafforzati dall’ulteriore attribuzione all’Anac di nuovi poteri sanzionatori e di commissariamento dei singoli appalti sospetti.

Stesse competenze ispettive, dunque, ma più poteri d’intervento.

Viene allora da chiedersi, però, se è giusto «sacrificare» l’Avcp a causa del suo mancato intervento nei più recenti scandali appalti senza, di fatto, precisare anche che:

  1. l’Avcp non hai mai avuto poteri d’intervento così incisivi e penetranti come quelli oggi riconosciuti all’Anac;
  2. le opere dell’Expo sono state affidate secondo un regime di ben 82 deroghe alla disciplina ordinaria del Codice degli appalti, disposte dai precedenti Governi per semplificare e velocizzare la realizzazione delle grandi opere e progetti relative all’esposizione universale;
  3. il modello giuridico del Mose si basa su un concessionario unico (il Consorzio Venezia Nuova) che permette di evitare le ordinarie procedure di gara d’appalto.

Lo stesso magistrato Cantone aveva commentato in una recente intervista: «la legge sugli appalti, con tutti i suoi formalismi, si applica solo per i piccoli, perché sui grandi si va in deroga».

Il «sacrificio» dell’Avcp potrebbe quindi apparire come l’ennesima decretazione dell’emergenza che, anziché semplificare e far funzionare le norme già esistenti, finisce per produrne di nuove alimentando confusione e mancato rispetto delle regole.

Basti pensare che lo stesso Codice dei contratti pubblici, che disciplina compiutamente le diverse procedure di selezione degli aggiudicatari delle gare d’appalto, ha subito oltre 40 modifiche legislative in 7 anni.

E quando il legislatore mette ripetutamente mano alla medesima disposizione legislativa, significa che non ha le idee chiare su come risolvere un dato problema, che nel mercato degli appalti pubblici si chiama corruzione.

Certamente il sistema degli appalti pubblici va rinnovato, ma la migliore occasione per farlo non sarà né la soppressione dell’Avcp né l’attribuzione di poteri straordinari al Presidente dell’Anac, bensì il recepimento delle nuove Direttive Comunitarie sui contratti pubblici varate quest’anno.

Il nuovo ruolo «consultivo» del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti

Il piano per la soppressione dell’Avcp previsto dalla bozza di decreto sulla riforma della PA dovrà anche comportare il trasferimento, a favore del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, delle ulteriori funzioni relative all’attività consultiva e di cosiddetto «precontenzioso» attualmente svolte dall’Avcp.

Si tratta della formulazione sia di atti di valenza generale (Determinazioni), che forniscono agli operatori del settore un indirizzo interpretativo sulla corretta applicazione della disciplina normativa del Codice Appalti, sia di pareri giuridici, nei confronti delle stazioni appaltanti o dei concorrenti che lo richiedano, su questioni insorte durante lo svolgimento delle procedure di gara.

Negli ultimi anni l’Avcp ha certamente conquistato credibilità ed autorevolezza nello svolgimento di questa preziosa attività consultiva e deflattiva del contenzioso, che ha visto la pubblicazione di numerosi provvedimenti a fronte della crescente richiesta da parte dei soggetti vigilati.

Sotto questo profilo, non si può negare che l’Avcp abbia assolto pienamente al suo ruolo istituzionale di «soggetto terzo» connotato da autonomia e indipendenza di giudizio per tutti i contratti pubblici.

Suscita quindi una certa perplessità l’attribuzione della delicata funzione consultiva e di precontenzioso nella materia dei contratti pubblici (non solo di lavori, ma anche di forniture e servizi) in via esclusiva al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con buona pace degli operatori del settore che affideranno la richiesta di pareri giuridici e la risoluzione bonaria delle controversie ad un ente non più «terzo».

Argomenti:

Appalti AVCP

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