Allarme immigrazione: in Italia 9 su 10 sono uomini. Quali sono i rischi?

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Italia, allarme immigrazione: il 90% dei richiedenti asilo sono uomini di età compresa tra i 18 e i 34 anni. Quali rischi corre il nostro paese?

Nel nostro paese l’immigrazione è quasi totalmente un fenomeno maschile.
I dati dell’Economist parlano chiaro: in Italia, il 90% degli 82mila immigrati che nel corso del 2015 sono approdati sulle nostre coste e hanno richiesto asilo sono uomini soli. 9 immigrati su 10, quindi, per lo più di età compresa tra i 18 e i 34 anni.

I numeri dicono, inoltre, che la grande maggioranza (l’80-90%) dei crimini è commesso da giovani uomini immigrati. Le statistiche sono piuttosto preoccupanti: l’equazione potrebbe non essere troppo scontata, ma il rischio potenziale è alto.
I fatti di Colonia hanno mostrato la faccia più estrema e violenta di questa medaglia. La vicenda ha portato le destre a parlare di terrorismo sessuale, e a disegnare scenari simili anche per le piazze italiane, paventando rischi di comportamenti aggressivi e violenze nei confronti delle donne italiane da parte di queste ondate di immigrati.

I numeri dell’immigrazione in Europa e in Italia: più maschile e giovanile

Nel corso degli anni c’è stato un cambiamento pesantissimo nei flussi migratori. I migranti che affrontano le rotte più pericolose in Europa, attraversando il Mediterraneo su imbarcazioni fatiscenti, sono soprattutto giovani uomini.
In Europa Il 73% degli 1,2 milioni di richiedenti asilo è di sesso maschile. Nel 2012 erano il 66%. E in Italia, come vediamo dai numeri riportati, non va certo meglio.

È il dato anagrafico ad attirare maggiormente l’attenzione dell’Economist, secondo cui sta aumentando il numero di persone propense a commettere reati. Secondo l’Eurostat, infatti, l’80-90% dei crimini è commesso da giovani maschi.

In una popolazione straniera decisamente giovanile, c’è poi da considerare che i maschi sono nettamente più giovani delle femmine: 31 anni in media, contro i 34 delle femmine, una differenza che si estrinseca nella netta minoranza dei maschi tra i 45 e i 60 anni (oltre i 60, c’è un forte assottigliamento quantitativo). È evidente che l’immigrazione dai paesi islamici è sia molto più maschile che più giovanile.

In alcune aree, secondo l’Economist, questa differenza può creare uno squilibrio demografico. Nelle zone che ospitano più giovani uomini single rispetto alle donne, ci sono più episodi di violenza, soprattutto se questi non hanno un lavoro. Questo è il motivo per cui è insensato limitare la possibilità ai rifugiati di portare i loro coniugi e altri familiari, come ad esempio sta facendo il governo danese.

Immigrazione: i rischi secondo la Lega

Il deputato leghista Paolo Grimoldi sostiene che l’Italia debba prendere esempio dal Canada, che ha deciso di selezionare gli ingressi accogliendo solo donne e bambini e respingendo i maschi adulti single. Solo così, secondo la Lega, il nostro paese non rischia di vivere sulla propria pelle ciò che è accaduto nelle piazze tedesche e svedesi a Capodanno.

L’orda di immigrati nordafricani e mediorientali, per la deputata leghista Souad Sbai, è una rappresaglia. Così ha commentato a Libero:

“L’islamico arriva in Italia per lavorare e ha tutte le difficoltà dell’immigrato: è solo, disorientato, debole, ma noi non lo integriamo, non gli diamo i nostri valori, le regole, i costumi, ce ne disinteressiamo con la scusa di rispettarlo.

È il primo episodio di una nuova forma di terrorismo, quello sessuale. Dopo che la Merkel aveva annunciato una stretta sull’accoglienza e sulle norme anti-terrorismo è esplosa la rabbia integralista. Stuprare le donne del nemico è uno dei più classici atti di guerra. Nonostante il precedente di Colonia, i buonisti italiani non sono ancora corsi ai ripari. Nemmeno le femministe hanno alzato la voce.

Le occidentali sono più buone e tolleranti con gli immigrati islamici che con i loro mariti. Queste signore radical chic con la borsa Hérmes che dicono che non bisogna strumentalizzare gli stupri di Colonia sono prigioniere dei loro stereotipi e non possono più tornare indietro.”

Immigrazione: i compiti dell’Europa

Tali timori, anche se esagerati, non sono assurdi, e non saranno dissipati sottolineando che i presunti aggressori di Colonia finora identificati sono per lo più marocchini o algerini, e non siriani.

Esiste una differenza culturale tra la ricca, liberale e laica Europa e alcuni dei paesi da cui provengono gli immigrati di oggi, ma il divario può essere colmato. Per assorbire i nuovi arrivati e assicurare una convivenza pacifica, l’Europa deve insistere sul rispetto di valori fondamentali come la tolleranza e l’uguaglianza sessuale.

Quando si tratta di assimilare i nuovi arrivati, il Vecchio Continente potrebbe seguire l’esempio dagli Stati Uniti, che ha il record migliore in questo senso. Gli Usa non sono un paese “culturalmente imperialista” quando insegna ai migranti a rispettare la sua legge, le sue norme e i suoi valori.

Ciò è essenziale alla crescita economica per due motivi: si rende più semplice il loro inserimento nel mondo del lavoro e i giovani lavoratori stranieri, più che rappresentare una piaga, possono aiutare a risolvere il problema di un’Europa che invecchia.

Serve, quindi, un salto culturale: gli immigrati che riescono a trovare un lavorano si integrano molto più rapidamente di quelli che restano ai margini della società. Nel lungo periodo la maggior parte dei figli di migranti adotterà valori europei fondamentali, ma è nel breve periodo che bisogna impegnarsi per raggiungere questi obiettivi.

Il processo di assorbimento dei rifugiati non sarà né rapido né facile, ma è la cosa giusta da fare per dare beneficio all’Europa.
Dopo i fatti di Capodanno, anche in Germania gli pseudoequilibri sono stati scossi, e vi è il rischio che la Merkel sarà costretta ad abbandonare la sua politica di “compassione”. Ma se l’Italia, come l’Europa tutta, vuole salvare il salvabile, dovrà lavorare sull’integrazione insegnando ai nuovi arrivati come adattarsi ai valori europei fondamentali.