Allarme Confindustria: l’Italia peggiora nella produzione manifatturiera

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Sorpassata anche dal Brasile, l’Italia scende dal settimo all’ottavo posto nella graduatoria mondiale dei Paesi produttori di manifatture

Arrivano dal Centro Studi di Confindustria i dati, tutt’altro che consolanti, sull’andamento dell’economia italiana. Il Belpaese, infatti, scende nella graduatoria dei Paesi produttori, posizionandosi all’ottavo posto – prima era al settimo – e vedendosi sorpassato dal Brasile. Il dato, relativo alla produzione manifatturiera e industriale, è ancor più preoccupante se si considera la netta controtendenza italiana, rispetto all’andamento degli altri Paesi: se, infatti, a livello mondiale, nel periodo 2000-2013, è stata registrata un crescita dei volumi di traffico del 36%, in l’Italia, nello stesso periodo, è stata rilevata una diminuzione del 25,5%.

Il Centro Studi di Confindustria ha notato anche come, sempre nel caso del settore manifatturiero in Italia, sia avvenuta una vera e propria erosione della base produttiva che ha portato a una contrazione di oltre 100mila fabbriche con conseguente perdita di quasi un milione di addetti, nel periodo compreso tra il 2001 e il 2011. Una riduzione degli addetti ancora più preoccupante se si considera che viene confermata anche nel biennio successivo, dove è avvenuta una riduzione di ulteriori 160.000 occupati e la chiusura di altre 20.000 aziende.

Anche gli ultimi dati Eurostat per i primi mesi del 2014, sembrano confermare le rilevazioni di Confindustria. La stima riguardante la crescita del PIL italiano nel primo trimestre 2014, conferma infatti, il dato negativo del -0,1%. Anche per i prezzi della produzione industriale, sempre relativamente all’Italia, è stato rilevato un calo del -0,3%, dopo il -0,2% di Marzo, e del -1,8%,su base annuale.

A commento dei dati elaborati dal Csc, Giorgio Squinzi ha comunque notato che la situazione non dovrà necessariamente essere riconfermata, dal momento che si stanno delineando le condizioni per una svolta. Svolta che comunque richiederà un salto di mentalità, un cambiamento accompagnato da scelte di rottura e discontinuità che dovranno portare alla modifica di tradizioni e abitudini imprenditoriali consolidate, dal momento che i tre quinti della riduzione dei volumi prodotti non potranno essere recuperati negli stessi comparti di beni e attività che esistevano prima della crisi.

Per Squinzi la priorità italiana rimane il lavoro. Una priorità che deve guidare e determinare le scelte e le azioni sia delle imprese che di Confindustria, come anche quelle del Governo e delle istituzioni europee. Il Presidente di Confindustria, oltre a segnalare la necessità di un rilancio del settore manifatturiero, ha espresso apprezzamento gli annunci del ministro Federica Guidi, che rivelano un approcci “pro industria e pro impresa”, un atteggiamento da tempo richiesto dagli industriali, indispensabile per favorire il profondo rinnovamento che si sta mettendo in atto nel nostro tessuto imprenditoriale.